ROMA,24 SETTEMBRE – Tragedia sull’Himalaya dove una valanga ha travolto una spedizione di 35 alpinisti. Le vittime sono 13, tra cui l’italiano Alberto Magliano. Il bilancio potrebbe peggiorare nelle prossime ore, in quanto “è probabile che sotto la valanga ce se siano altri”. Gli italiani Silvio Mondinelli, Christian Gobbi e Marco Confortola, che facevano parte della spedizione, sono rimasti illesi. Il console italiano a Calcutta ha riferito che sono 9 i connazionali che partecipavano alla spedizione.

LA RICOSTRUZIONE – Erano impegnati nell’ascensione dell’ottava vetta del mondo, nel Manaslu (8.156m), una delle più pericolose, quando la valanga li ha travolti nel sonno. Mondinelli racconta che si è staccato un seracco di giacchio dalla montagna, finito sulle tende del campo 3, a circa 7 mila metri di quota. È accaduto tutto intorno alle 4:20, quando gli alpinisti si trovavo ancora dentro le tende.

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Io ero in tenda con Christian, ci siamo ritrovati travolti e colpiti da blocchi di ghiaccio e neve. Dopo 200 metri la valanga ci ha buttato fuori. Abbiamo perso tutto, eravamo senza scarpe. Era buio, non c’era luce, non si vedeva niente. La tenda di Alberto era proprio vicino alla nostra. Non riesco a capacitarmi che sia morto. È finito in profondità e non ce l’ha fatta. Lo abbiamo tirato fuori ma non c’era più niente da fare”, ha dichiarato Mondinelli a Montagna Tv.

Squadre di soccorso in elicottero hanno raggiunto il luogo dell’incidente e hanno recuperato i corpi affiorati. Stanno organizzando il recupero degli altri corpi. I feriti, fra cui 5 tedeschi, sono stati trasportati  negli ospedali di Khatmandu. Altri sono rimasti bloccati al campo base perché gli elicotteri non sono riusciti ad alzarsi in volo a causa della scarsa visibilità.

Alberto Magliano, 67enne di Milano, aveva iniziato a praticare sport in età avanzata, ma già aveva conquistato le “Seven Summits”. “Per me la montagna è il luogo della mia libertà”, aveva dichiarato l’alpinista sul suo sito web.