BOLOGNA, 20 SETTEMBRE – All’interno di un ammasso di galassie chiamato MACS1149+2223 gli scienziati dell’Istituto nazionale di astrofisica hanno scoperto una galassia antichissima che permetterebbe di spiegare le prime fasi della vita dell’Universo.

Secondo gli scienziati, si sarebbe formata 460 milioni di anni dopo il Big Bang. Distante 13,5 miliardi di anni luce da noi, la galassia potrebbe incoraggiare gli astrofisici a svelare i segreti dell’Età oscura dell’Universo, una fase in cui il cosmo era avvolto da una nebbia di idrogeno neutro, diradatasi con la formazione delle prime stelle.

‘Quella presentata nel nostro lavoro è la più convincente osservazione di una galassia a distanze così elevate (circa 13,2 miliardi di anni luce) fatta fino ad oggi’ afferma Mario Nonino dell’Osservatorio astronomico di Trieste che con Massimo Meneghetti, ha coordinato la ricerca: ‘La scoperta di una galassia, che sulla base delle nostre osservazioni è stata scorta quando l’universo è verso la fine dalla cosiddetta Cosmic Dark Age, mostra come l’approccio di sfruttare l’amplificazione degli ammassi sia estremamente efficiente per osservare l’universo primordiale’.

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Grazie alle teorie di Einstein sappiamo che la traiettoria dei fotoni, le particelle di cui è composta la luce, vengano deviate dalla massa dei corpi celesti. Un raggio di luce fa una curva quando incontra un oggetto abbastanza grosso da avere un campo gravitazionale.

L’ammasso in cui è stata trovata la galassia è di 2,5 milardi di volte più grande di quella del sole, dunque, abbastanza per deviare e amplificare la luce prodotta dalla galassia. Questo effetto di lente gravitazionale ha permesso ai telescopi spaziali Hubble e Spitzer di percepire la luce della galassia e di fotografarla.

La ricerca, maturata nell’ambito del progetto internazionale ‘Clash Cluster Lensing And Supernova survey with Hubble’ verrà pubblicata dal prossimo numero di Nature.

Chiara Arnone