LIPARI, 17 SETTEMBRE – Sono passati due giorni dal nubifragio che sabato si è abbattuto sull’isola di Lipari, facendo esondare il fiume che ha allagato il centro abitato distruggendo strutture pubbliche e abitazioni private.

Anche oggi la Protezione civile, il Corpo forestale della Regione, i vigili del fuoco e moltissimi volontari sono al lavoro per ripulire le strade dai detriti staccatisi dai versanti collinari e precipitati sul centro di Lipari e su alcune frazioni.

Per ordine del Comune tutte le scuole sono rimaste chiuse, a “tutela della pubblica e privata incolumità”.

Stimati 30 milioni di danni: disastro causato da abusivismo edilizio?

Secondo le prime valutazioni, i danni ammonterebbero ad almeno 30 milioni di euro, ma gli accertamenti sono ancora in corso “per mettere in campo gli interventi che saranno ritenuti necessari”, ma anche per chiarire il ruolo giocato dalle costruzioni abusive nel disastro. Sembrerebbe infatti che la piena del fiume sia stata causata anzitutto dalla discarica abusiva di materiale da risulta utilizzata da 30 anni nel costone di Annunziata.

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Ma su questo punto il sindaco Marco Giorgianni, che ha chiesto alla Regione lo stato di calamità naturale, non è d’accordo. “Il nubifragio non ha niente a che vedere con l’abusivismo edilizio”, ha dichiarato.

Eppure secondo il ministro dell’Ambiente Clini “a Lipari, a causa di un evento estremo dal punto di vista climatico sostanzialmente analogo a quelli avuti un anno fa al cambio di stagione, c’è una stima di 30 milioni di danni, che avrebbero potuto essere evitati con un investimento di un milione in prevenzione”.

Beatrice Amorosi