SAVONA, 17 SETTEMBRE – Al via la stagione della caccia e come ogni anno  non con poche polemiche.

Non è stata accolta la proposta di alcuni animalisti savonesi di posticipare l’apertura della nuova stagione venatoria: il motivo, la grande siccità estiva che ha indebolito gli animali.

L’esercito delle doppiette ha cominciato, quindi, “battere colpi” andando in giro per le campagne a freddare la fauna selvatica, già stremata dai recenti incendi e dalla siccità estiva. A nulla è valso l’allarme e la richiesta di stop alla caccia lanciati da organismi scientifici e dalle associazioni – non solo quelle del mondo animalista e ambientalista -, per la morte di decine di milioni di animali,  morti nei roghi o in seguito alla terribile siccità di questa estate. Siccità che ha fatalmente distrutto preziosissimi habitat, con gravissimi contraccolpi anche sulle popolazioni degli uccelli migratori.

L’Europa, però, violando la direttiva comunitaria “Uccelli”, consente ancora di sparare a ben 19 specie che versano in forte sofferenza e che, per adempiere i nostri obblighi prioritari, dovremmo tutelare per proteggere la biodiversità. E’ lo stesso commissario europeo all’ambiente, Potocnik, ad aver avviato in questi giorni una verifica relativa alla situazione del nostro Paese che nulla ha fatto e nulla continua a fare per fermare questa situazione, tra le i “prese di posizione” per la tutela della fauna selvatica da parte del Governo e il conseguente “scarica-barile” di una materia di rilevante interesse nazionale alle regioni.

La conservazione della fauna e della biodiversità è un dovere dello Stato sancito dalla Costituzione.

Le regioni hanno emanato i calendari venatori, ignorando le “stringenti indicazioni” e le limitazioni a tutela di molte specie di avifauna che l’Ispra (l’istituto scientifico nazionale di riferimento) ha chiaramente sottolineato con la “Guida alla stesura dei calendari venatori” inviata a tutti gli enti locali. Questi ultimi continuano ad autorizzare gli spari anche alle 19 specie, che anche gli organismi scientifici internazionali hanno dichiarato in precario stato di conservazione: tortora, beccaccia, quaglia, allodola, frullino, beccaccino, marzaiola, mestolone, codone, canapiglia, starna, pernice sarda, fagiano di monte (Classificate da Birdlife come Spe.c 3, popolazione che in altri paesi non UE presenta uno stato sfavorevole di conservazione) e pavoncella, moretta, combattente, moriglione, coturnice, pernice rossa (classificate Spec. 2, specie che in Europa hanno stato di conservazione sfavorevole).

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La situazione è ormai insostenibile e la decisione della riapertura della stagione venatoria a settembre ha sdegnato l’associazione.

L’ENPA, l’Ente Nazionale Protezione Animali, si appella al Governo, e in particolare al Ministero dell’Ambiente, per salvare non solo la fauna ma anche il nostro Paese, esposto alla possibile apertura di una nuova procedura d’infrazione che sarà pagata dai cittadini italiani, e per togliere al contempo l’Italia da una posizione che ormai è giudicata da loro vergognosa.

Senza intermediari, si è rivolta poi direttamente ai cacciatori, a coloro che si definiscono “rispettosi dell’ambiente”, chiedendo loro di dare il tempo alla fauna di riprendersi dalla lunga e calda estate. Una nota diffusa dall’ente così dice: “domani tenete il fucile a casa e armatevi, come molti animalisti e soci dell’Enpa, di contenitori biodegradabili, lasciandoli pieni d’acqua nei boschi a disposizione degli animali selvatici“.

L’associazione ha dichiarato che farà ricorso al Tar della Liguria chiedendo un cambiamento dell’attuale calendario della caccia.

Le 19 specie di uccelli, caprioli e cinghiali fanno il tifo per l’ENPA!

Maria Francesca Cadeddu