MODENA, 17 SETTEMBRE – Erano le ore 9 in punto, quel martedì 29 maggio 2012, quando la terra ha iniziato a tremare in tutto il Nord Italia. 10 secondi che sembravano un’eternità, la durata di quel movimento sussultorio ed ondulatorio che ha scosso mezzo Paese. 5,8 gradi della scala Ricther, epicentro in provincia di Modena, tra Mirandola, Cavezzo e Medolla.

Poi ancora: ore 12 e 56 altri 30 secondi di panico; e ancora alle 13.01. Quaranta le scosse di terremoto in tre ore. Uno scherzo della natura che  ha ferito e distrutto vite, cultura ed economia in un solo istante. Ancora oggi, a distanza di quattro mesi, si contano i danni e si cercano i responsabili, quelli che per la loro presunta negligenza hanno “sostenuto” la natura nel suo progetto disfattista. Bisogna fare chiarezza, è un atto dovuto.

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L’INDAGINE – Stando a quanto ha reso noto il Procuratore capo di Modena Vito Zincani, sono 40 gli indagati per i crolli dei capannoni che hanno ucciso 11 persone: 9 operai, un ingegnere e un imprenditore quel 29 maggio. Tra essi, collaudatori, progettisti, proprietari stessi e manutentori dei fabbricati di Mirandola, Cavezzo, Medolla e San Felice, i quali potranno nominare un difensore di parte.

Le accuse sono di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Alcuni capannoni sono ancora sotto sequestro per permettere all’equipe tecnica guidata dall’ingegner Trombetti, nominato dalla Procura di Modena,  di capire entro 90 giorni perchè quelle strutture non hanno retto, cosa è andato storto e se era possibile, mediante un lavoro più scupoloso, evitare quel disastro. Altri invece, per fortuna torneranno o sono tornati ad essere già operativi.

Intanto è previsto per oggi l’incontro, a Bondeno nel Ferrarese, tra il Procuratore e la commissione parlamentare per la sicurezza sul lavoro.

Marilena Felice