BOLOGNA, 15 SETTEMBRE -“Non correre. Fermati. E guarda. Guarda con un solo colpo dell’occhio la formica vicino alla ruota dell’auto veloce che trascina adagio adagio un chicco di pane e così cura paziente il suo inverno”.

Non correva, si fermava a guardare, come è scritto nei suoi versi Roberto Roversi. Si fermava a guardare tutto ciò che lo circondava, la sua bella Bologna. Venerdì 14 settebre però si è fermato, per sempre. È morto ad 89 anni dopo un lungo periodo di malattia lo scrittore, poeta, libraio, autore di canzoni e ex direttore di giornale bolognese.

LA VITA E LE OPERE – Nasce nel Capoluogo emiliano nel gennaio del 1923, solo ventenne si arruola tra i Partigiani per combattere nella Resistenza in Piemonte. Dal 1948 al 2006 gestisce una libreria  antiquaria a Bologna. Nel 55′ diventa lui stesso scrittore ed editore fondando due riviste: la prima “Officina” con Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti, subito dopo  “Rendiconti”. Negli anni settanta, a testimonianza delle sue grandi e numerose passioni, si cimenta nella scrittura di testi di canzoni per il grande Lucio Dalla (“il giorno aveva cinque teste” , “anidride solforosa”) e per gli Stadio (“chiedi chi erano i Beatles”). Nel 2010 dà alla luce “L’Italia sepolta sotto la neve” di cui nel 2011, in occasione della Festa della Repubblica la Sigismundus, editrice di Ascoli Piceno ne pubblica la quarta parte con il titolo “Trenta miserie d’Italia”. Un illustre intellettuale, un grande uomo, una vita sofferta per la morte prematura nel 2007 del figlio; ad ucciderlo un cancro. Ma sicuramente una vita vissuta fino in fondo al fianco della sua Elena, la moglie.

Una perdita questa, che non passerà inosservata, un grave lutto nel mondo della cultura e non solo dice il Presidente della Repubblica Napolitano.

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IL RICORDO – Saranno ricordi indelebili quelli che legano Roberto a Gaetano Curreri cantante degli Stadio: “Conserverò sempre bei ricordi di un grande poeta che però era prima di tutto una bella persona. Dopo Lucio Dalla ci lascia un altro grande italiano” . Mentre su Twitter si susseguono i saluti dopo l’hashtag lanciato da Jovanotti “chiedichieraroversi” calcando la canzone scritta per gli Stadio. “I treni partivano, i treni arrivavano..[…]I treni ridevano, cantavano,erano felici i treni. […] All’improvviso il cielo è diventato nero, il cielo è diventato fuoco. Il treno non è più partito, il treno non è più arrivato, il treno si è fermato…” Roberto non c’è più ma le sue parole restano.

Marilena Felice