BENGASI, 13 SETTEMBRE – Dopo l’attacco al consolato Usa a Bengasi, in cui è rimasto ucciso, tra gli altri, l’ambasciatore Christopher Stevens, Obama non perde tempo e dà ordine di far partire per la Libia due navi da guerra. La decisione – spiega una fonte governativa – sarebbe stata presa come “misura precauzionale”.

In serata il Presidente si è anche messo in contatto con i leader di Libia ed Egitto per invitarli a collaborare con gli Usa “per identificare gli autori di questo attacco e portarli di fronte alla giustizia”.

Obama ha infatti assicurato ai cittadini americani: “State tranquilli, lavoreremo insieme al governo libico per portare davanti alla giustizia coloro che hanno assassinato la nostra gente”.

Dietro l’attacco l’ombra di Al Qaeda

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Sorgono poi dei dubbi riguardo agli autori dell’attacco.

Secondo l’Fbi, infatti, l’assalto non sarebbe direttamente riconducibile alle proteste, che stanno infiammando Nord Africa e Medio Oriente, contro il film su Maometto ritenuto blasfemo dal mondo islamico, dal momento che il Profeta viene dipinto come un pazzo, donnaiolo e truffatore.

La protesta del Cairo – si legge sul New York Times – sembra una mobilitazione spontanea contro il video anti-Islam prodotto dagli Usa. Al contrario, le persone che hanno attaccato l’ambasciata a Bengasi erano armate con mortai e granate. Alcune indicazioni suggeriscono che un gruppo organizzato abbia atteso l’opportunità delle proteste per attaccare, oppure che forse le abbia addirittura generate per coprire l’attacco”.

Data anche la vicinanza alla simbolica data dell’11 settembre, spunta dunque la pista del terrorismo.

Secondo alcuni esperti analisti britannici, si sarebbe infatti trattato di una “vendetta per l’uccisione di Abu Yaya al-Libi, numero due di Al Qaeda”, ucciso da un drone in Pakistan nel giugno scorso.

Beatrice Amorosi