MILANO, 11 SETTEMBRE – Duro attacco a sorpresa alla ‘ndrangheta lombarda. Alle prime luci dell’alba, i carabinieri del comando provinciale di Milano hanno dato il via all’operazione Ulisse, eseguendo, in diverse province della regione, 37 ordinanze di custodia cautelare contro affiliati delle cosche della malavita organizzata di origine calabrese. L’operazione è stata disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia milanese, guidata dal procuratore Ilda Boccassini e dai pm Alessandra Dolci e Cecilia Vassena.

Ulisse ha portato all’arresto, tra gli altri, di Ulisse Panetta, presunto boss della cosca di Giussano e di alcuni appartenenti alle famiglie Cristello e Corigliano. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere all’estorsione, dal porto e detenzione illegale di armi, all’usura, tutti aggravati dalle finalità mafiose. Il blitz di Ulisse è stato predisposto a seguito dell’operazione Crimine, altra azione contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia ed il loro rapporto con i clan attivi in Calabria.

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Nel corso del blitz, i carabinieri hanno scoperto un bunker nell’abitazione giussanese di Antonio Stagno, 44 anni, ex capo della ‘ndrangheta brianzola, attiva a Seregno e Giussano, e attualmente detenuto a seguito dell’operazione Infinito. «Si tratta di un vero e proprio bunker con una parete mobile che si aziona con un telecomando» ha spiegato durante la conferenza stampa delle 11 il pm della Dda di Milano, Alessandra Dolci, «come quelli che siamo soliti trovare in realtà come San Luca o Platì».

IL PENTITO – Contributo fondamentale all’intera operazione sono state le rivelazioni fornite da Michael Panaja, pentito delle cosche calabresi in Lombardia, arrestato insieme ad un altro pentito, Antonino Belnome, con l’accusa di aver partecipato all’omicidio di Carmelo Novella nel 2008. La figura di Novella era piuttosto importante nel panorama malavitoso della ‘ndrangheta lombarda, in quanto l’uomo, “capo” delle cosche locali, intendeva renderle autonome da quelle calabresi. Le parole di Panaja avrebbero fatto luce sulle le attività delle cosche lombarde dal luglio 2010. Le cosche di Giussano e Seregno, in particolare, oltre a gestire traffici di droga  e al possesso di numerose armi, avrebbero continuato a intimidire piccoli imprenditori locali, soprattutto di origine calabrese, con usura ed estorsioni, senza che  questi ultimi sporgessero denuncia alle forze dell’ordine.

L’inchiesta della Dda di Milano ha confermato ciò che era emerso nelle altre operazioni condotte contro la ‘ndrangheta locale, ossia la scarsa collaborazione da parte degli imprenditori lombardi vittime di estorsione ed usura.

Durante la conferenza stampa sull’operazione Ulisse, la Boccassini ha ribadito la gravità del problema: «Si tratta di un dato inquietante che permane finché la classe imprenditoriale non capirà che stare con lo Stato è più pagante che stare con l’anti-Stato».

Giovanni Gaeta