PESCARA, 10 SETTEMBRE – I tre medici sociali del Pescara calcio, Ernesto Sabatini, e del Livorno, Manlio Porcellini, e del medico del 118 di Pescara, Vito Molfese (il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio), sono indagati per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del calciatore livornese Piermario Morosini, avvenuta allo Stadio Adriatico il 14 aprile scorso allo stadio “Adriatico – Cornacchia”, a seguito di un malore avuto durante la partita di calcio Pescara – Livorno.

Questi i furono i primi a soccorrere il calciatore che si accasciò a terra al 31° minuto del primo tempo della gara di campionato di serie B Pescara-Livorno, disputata il 14 aprile scorso. I provvedimenti sono stati presi dal sostituto procuratore Valentina D’Agostino.

I tre medici sono gli unici chiamati in causa per la morte del calciatore: la prima ricostruzione dei fatti vide intervenire per primo, e quindi secondo le procedure mediche diventare il leader del pronto soccorso, il medico del Livorno, Porcellini, e non il medico del 118. Il medico del Pescara, terzo indagato, era presente ai fatti.

Secondo le prime indiscrezioni di agenzie di stampa nel mirino dell’accusa ci sarebbe il mancato o tardivo utilizzo del defribrillatore.

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L’inchiesta è, dunque, coordinata dal PM Valentina D’Agostino. Il PM titolare dell’inchiesta sulla morte del giocatore del Livorno Piermario Morosini chiederà al GIP l’incidente probatorio. L’inchiesta conta tre indagati per omicidio colposo. Nel mirino del PM Valentina D’Agostino il mancato utilizzo del defibrillatore. Secondo i risultati dell’autopsia eseguita dal medico legale Cristian D’Ovidio, il calciatore è stato ucciso da una cardiomiopatia aritmogena, una malformazione cardiaca congenita. Nel corso delle indagini, che procedono, gli inquirenti hanno mirato non solo ad accertare le cause della morte, ma cercheranno anche di stabilire se il giovane calciatore avrebbe potuto essere salvato con l’uso del defibrillatore. La decisione del PM di iscrivere i tre medici sul registro degli indagati prelude, molto probabilmente, alla richiesta di incidente probatorio davanti al Gip. Gli investigatori pertanto hanno da subito posto l’attenzione sull’operato dei medici che hanno prestato soccorso al calciatore per cercare di rianimarlo. Resta aperto, infatti, il quesito se l’uso di un defibrillatore avrebbe dato chance di sopravvivenza al calciatore del Livorno.

Gli inquirenti intanto spiegano che le indagini non sono ancora terminate.

Durante l’incidente probatorio tutti gli atti del procedimento saranno valutati dai periti, comprese le testimonianze. Dopo l’udienza di incarico, nella successiva i periti depositeranno le loro conclusioni e illustreranno le loro posizioni . A quel punto il Gip dichiarerà chiuso l’incidente probatorio e rinvierà gli atti ai PM per le loro decisioni, cioè se archiviare – sulla base delle opinioni dei periti del Gip – il fascicolo o rinviare a giudizio uno o più indagati per omicidio colposo, il capo di imputazione iscritto sul fascicolo sin dal primo momento.