CHARLOTTE, 10 SETTEMBRE – Da leader ispirato a presidente caduto sulla Terra. Un uomo, che mentre si rialza, promette al popolo democratico un nuovo inizio, sa di essere appeso ad una percentuale: “Se i dati sull’occupazione che verranno pubblicati alla fine della Convention saranno negativi, l’effetto delle sue parole svanirà”, sostiene Bill Schneider, politologo della Third Way;

mentre conferma il sondaggista John Zogby: “I risultati di mesi di indagini ci dicono che se la disoccupazione scende sotto l’8% il presidente la spunta. All’ 8,2% siamo su un incerto pareggio. Al 9% vince probabilmente Romney”.

Obama conosce bene i rischi che corre con i dati sulla disoccupazione, ma reagisce da combattente e con il discorso di accettazione sulla candidatura, pronunciato il giorno di chiusura della Convention ha cercato di recuperare almeno in parte la sua “capacità di volare”.

Giovedì notte, salendo sul palco sul palco della Time Warner Arena di Charlotte, Barack Obama non ha cercato di ispirare: più che promettere ed alimentare nuove speranze, ha chiesto pazienza. Perché come ci aveva spiegato la sera prima il suo apripista Bill Clinton, “quattro anni sono pochi per ricostruire sulle macerie che ci hanno lasciato i repubblicani”.

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Poi si è dovuto rimboccare le maniche per convincere il suo popolo di essere un buon politico e anche un buon comunicatore.

Michelle aveva già persuaso gli americani del suo impegno e della sua generosità: ha combattuto con efficacia il terrorismo, è vero che, ha dovuto affrontare una crisi economica gravissima, ma in molti anche tra i democratici pensano che Obama e il suo team nei momenti cruciali abbia commesso grossi errori.

Questo è il tema di The Price of Politics, il nuovo libro di Bob Woodward, eroe del “Watergate”, che fa già discutere prima di essere pubblicato.

Lasciare gli errori alle spalle, cercando un dialogo bipartitico è il primo passo che Obama dovrebbe fare per riconquistare la fiducia degli americani, proponendo indispensabili riforme.

Flavia Pugliese