BOLOGNA, 7 SETTEMBRE – Esiste una parte di genoma poco conosciuta, volgarmente chiamata DNA spazzatura che obbliga la scienza a rivedere anche le definizioni di ‘gene’. Il consorzio di ricerca pubblico Encode (Encyclopedia of dna Elements), supportato dal National Genome Research Institute (Nhgri) e dallo European Bioinformatics Institute (Embl-Ebi) ha scoperto che oltre l’80 % del nostro codice genetico è formato da una sorta di materia oscura, sconosciuta del genoma umano.

Nel settembre 2003, quando l’Nhgri ha lanciato un consorzio pubblico di ricerca, Encode  per individuare tutti gli elementi funzionali della sequenza del genoma umano. Inizialmente il progetto comprendeva una fase pilota e una fase di sviluppo tecnologico.

Il progetto pilota era partito per decodificare l’1% del genoma dell’uomo. Tuttavia, la velocità e i costi sempre più bassi del sequenziamento del DNA hanno permesso che si raggiungessero risultati al di là di ogni previsione.

La prima fase della ricerca aveva testato e confrontato i metodi esistenti per analizzare  una porzione definita della sequenza del genoma umano. I risultati vennero pubblicate nel giugno 2007 su Nature e Genome Research evidenziando il successo del progetto per identificare e caratterizzare elementi funzionali nel genoma umano. Anche la fase di sviluppo della tecnologia per di più è stata un successo con la promozione di diverse nuove tecnologie per la generazione di un gran numero di dati su elementi funzionali.

[smartads]

Con il successo delle fasi iniziali del progetto Encode, l’Nhgri ha finanziato nuove ricerche con un obiettivo più ambizioso di portare il progetto Encode a decodificare l’intero genoma umano.Sebbene dodici anni fa furono mappati quasi tutti i geni del nostro DNA Encode ha realizzato una nuova mappa del genoma, con quattro milioni di nuovi geni che fungono da interruttori on-off,  considerato che il  DNA spazzatura è l’80 % del codice genetico con il compito fondamentale di regolare i meccanismi di sintesi delle proteine e dunque dell’intero DNA.

Chiara Arnone