ROMA, 7 SETTEMBRE – «Il Movimento 5 Stelle? Non è democratico!» Non si tratta di una denuncia fatta da avversari politici, ma uno sfogo espresso da un membro di spicco dello stesso M5S. Chi si fosse sintonizzato ieri sera su La7, si sarebbe imbattuto in una delle puntate più roventi di Piazzapulita, il talk show politico condotto da Corrado Formigli: Giovanni Favia, consigliere regionale M5S dell’Emilia-Romagna, ha indicato in Gianroberto Casaleggio fondatore dell’agenzia di marketing web che assiste Grillo e anima del suo blog, il vero leader del movimento. Non solo è il ghost writer dell’ideologia del M5S, ma ne è anche il padre padrone.

IL VERO LEADER – Quindi Grillo, nonostante tutti i caustici proclami, non sarebbe padrone neanche a casa propria? A quanto pare no, ma c’è voluto uno dei “trucchi” più biechi del giornalismo per conoscere il vero pensiero di Favia, ovvero il fuorionda a telecamere spente, ma a microfoni accessi. Il tutto, ovviamente, all’insaputa dell’interlocutore, che ha sparato a zero sull’uomo nell’ombra del M5S: «Casaleggio prende per il culo tutti perché da noi la democrazia non esiste. Grillo è un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non hanno capito che c’è una mente freddissima e molto acculturata molto intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende». Insomma, dietro l’anima ruspante del movimento e del suo leader, si nasconde una comune macchina politica, peraltro spietata contro chi si discosta dalle proprie linee guida.

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DIKTAT ED EPURAZIONE – Ne è un esempio l’espulsione di Valentino Tavolazzi, consigliere comunale a Ferrara, che secondo Favia «ha soffocato nella culla un dibattito che stava nascendo in rete in contrapposizione alla gestione Casaleggio». Lo stesso Favia ammette l’esistenza di un vero e proprio divieto di andare in tv per i membri del M5S, una proibizione che lui stesso ha infranto, andando da Santoro: «Me la sono cavata, ma applicando un veto. Ho preso anche l’applauso, ma mi è anche costato dire quello che non pensavo». Altro che nuova politica, tutto questo rievoca il vecchio sistema padronale, dove il capo carismatico parla e tutti i seguaci ubbidiscono. Anche il voto on line è tutt’altro che una manovra democratica: «Io non credo alle votazioni on line, lui in Parlamento manda chi vuole».

LA FINE DEL M5S – Se questa diarchia, con il potere spostato più nelle mani di Casaleggio, dovesse continuare nella sua intransigenza, il pericolo potrebbe essere la disgregazione del M5S. Per Favia, quindi, i due leader dovrebbero addirittura farsi da parte: «Hanno messo in moto una macchina che sarebbe davvero un faro, potrebbe esserlo anche al livello mondiale se loro superassero quella complicità di sistema padronale che hanno. Sarebbe una bomba incredibile».

Il metodo di Corrado Formigli è stato criticato da Enrico Mentana nel corso della trasmissione, ma ha dato i suoi frutti, ovvero la bomba giornalistica. Favia ci è cascato in pieno e se ne è reso immediatamente conto, chiedendo scusa ai sostenitori del movimento: «È stato un grave errore lasciarmi andare ad uno sfogo privato e scomposto, rubato da un cronista di cui mi ero fidato», ribadendo, comunque, che i rapporti con Casaleggio «sono molto critici». Dopo queste dichiarazioni, quale sarà il destino di Favia? Sul suo profilo Facebook, il consigliere ha dimostrato oggi di avere le idee chiare: «Tra qualche mese, come ogni semestre, rassegnerò le mie dimissioni e saranno i cittadini dell’Emilia-Romagna tramite votazione, a valutare se respingerle o accettarle».

Giovanni Gaeta