BRINDISI, 6 SETTEMBRE – Una vera e propria esecuzione a colpi di fucile e pistola. Ieri sera poco prima di mezzanotte, davanti alla sala giochi di Via Tobagi a San Donaci (Brindisi), è morto così Antonio Presta, 29 anni, figlio di Gianfranco ex boss della Sacra Corona Unita divenuto poi collaboratore di giustizia.

LA CRONACA – Era da poco passata la mezzanotte e Antonio si trovava in compagnia di amici davanti alla sala giochi di Via Tobagi, nel centro di San Donaci (Brindisi). A un certo punto una Lancia Delta è sfrecciata a tutta velocità lungo la strada per poi fermarsi di colpo proprio davanti al locale.

Antonio probabilmente ha capito subito cosa stava per accadergli, ma è riuscito a compiere solo qualche passo tra i tavolini e le sedie in plastica perché un colpo di fucile alla schiena lo ha fatto cadere a terra e i colpi di pistola sparati immediatamente dopo hanno compiuto il resto.

In tutto sono stati ritrovati tre cartucce di fucile e vari bossoli di pistola; la Lancia Delta è stata scovata nella notte nella campagna di Mesagne (Brindisi), una decina di kilometri dal luogo dell’omicidio.

L’OMBRA DELLA SACRA CORONA – Pochi i dubbi degli uomini del sostituto procuratore di Brindisi Giuseppe De Nozza, che coordina le indagini e che per ora prende comunque in considerazione tutte le piste, anche quella della vendetta personale.

Il nome di quel ragazzo  era troppo pesante: Antonio Presta era infatti figlio di Gianfranco, che negli anni d’oro della Sacra Corona Unita era luogotenente del boss Pino Rogoli fondatore della SCU stessa.

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Gianfranco Presta era rispettato e onorato proprio come un boss, per questo motivo la sua decisione di collaborare con la giustizia negli anni Novanta non fu certo presa di buon grado dagli affiliati.

Nel 1998, gli uomini della Sacra Corona Unita sfuggiti ai blitz antimafia che probabilmente furono originati proprio dai nomi che Presta aveva fatto agli inquirenti rapirono la compagna di Gianfranco, Lucia Pagliara, il cui cadavere fu rinvenuto qualche mese dopo.

Ieri sera l’agguato ai danni del figlio 29enne.

IL PADRE COLLABORATORE DI GIUSTIZIA – Negli anni ’90, dopo la decisione di collaborare con la giustizia e di fare nomi importanti alla DDA di Lecce, Gianfranco Presta fu anche beneficiario del programma di protezione.

Fino al 2009 risiedeva in Riviera Romagnola proprio assieme ad Antonio, tuttavia, nonostante il pentimento, non aveva rinunciato a dedicarsi ad attività illecite.

Nel 2009 lui e il figlio furono infatti condannati per alcuni episodi di rapina e furti d’auto avvenuti a Gabicce Mare. Anche in quel caso però, Gianfranco Presta sfruttò la possibilità di collaborare con gli inquirenti facendo i nomi dei complici delle malefatte per tornare presto in libertà.

Per essersi più volte allontanato dai luoghi che gli erano stati assegnati come residenza, e incapace di stare lontano da attività criminali, perse poi il programma di protezione; la cosa non gli impedì comunque di continuare a “fare la bella vita” sempre in Riviera.

Dopo l’esecuzione ai danni di Antonio Presta, gli inquirenti hanno cercato di carpire qualche testimonianza dalle persone che ieri sera si trovavano alla sala giochi o che hanno assistito all’uccisione, con scarsi risultati.

Per risalire ali esecutori nonché ai mandanti si sta anche indagando tra i clan attuali e del passato della Sacra Corona Unita di Brindisi.

Ilaria  Facchini