RIMINI, 6 SETTEMBRE – Gli inquirenti gli stavano addosso fin da domenica notte. La fuga rocambolesca tra le colline di Covignano, dopo l’omicidio di Leonardo Bernabini non era bastata a far perdere le sue tracce, troppi testimoni lo avevano visto e descritto nei dettagli a polizia e carabinieri.

Ieri la procura aveva diramato un identikit, forse solo un modo per non allarmare il giovane e fargli pensare che le indagini fossero ancora in alto mare, al contrario gli inquirenti erano già a conoscenza dell’identità del ragazzo e ieri sera intorno alle 20 lo hanno tratto in arresto.

Si tratta di Marco Zinnanti, un ventiduenne di Novafeltria, da sempre residente a Rimini. Secondogenito di una famiglia operaia della zona, era conosciuto come rissoso e poco propenso alla socialità. In passato era stato già coinvolto in episodi di violenza e risse ma ne era sempre uscito senza condanne. Quelli che lo conoscono sostengono che non abbia mai lavorato pur esibendo uno stile di vita da riccone.

LA CATTURA DI MARCO ZINNANTI

[smartads]Erano bastate poche ore agli inquirenti che indagano sull’omicidio di Leonardo Bernabini per risalire all’identità del suo assassino. Erano troppe le tracce che Marco Zinnanti si era lasciato dietro dopo la fuga. E’ bastato un semplice collegamento tra quel dettagliato identikit (che vi abbiamo mostrato ieri ndr) fornito dai testimoni oculari dell’omicidio, e le testimonianze dei  molti che lo avevano visto fuori dalla discoteca Classic salire sul taxi di Bernabini, per risalire a un nome e un cognome. Fatali, alla fine, per il giovane sono state alcune comunicazioni tra i suoi genitori (a cui erano state messe le utenze sotto controllo ndr) e un amico che vive nella zona di Teramo. Al telefono il ragazzo confermava al padre, che Marco stava bene e si trovava da lui.

Ieri sera l’arresto intorno alle 20 l’arresto, in pochissimi minuti, in una piazzetta di Valle Castellana, un paesino nel Parco Nazionale del Gran Sasso. Agli agenti che lo arrestavano, Zinnanti non ha detto una parola, adesso dovrà parlare. Dovrà spiegare agli inquirenti il perché del crudele assassinio di Leonardo Bernabini e chi utilizzava quell’appartamento a Rimini frequentato da lui e allestito come il bunker di un boss mafioso, se non altro per alleggerire la posizione della sorella.

Simone De Rosas