RIZZICONI, 3 SETTEMBRE – Ha finalmente un volto l’assassino che nella notte tra martedì e mercoledì scorso (28 e 29 agosto ndr) aveva freddato a colpi di pistola Remo Borghese e i suoi due figli, Francesco e Antonio nella piazzetta di Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Si tratta del ventiseienne Francesco Ascone che ieri, dopo quattro giorni di fuga, si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri accompagnato dal suo legale Guido Contestabile. L’uomo, subito interrogato dal pubblico ministero Francesco Iglio, ha ammesso le sue responsabilità in relazione al terribile fatto di sangue.

IL RACCONTO DEI FATTI

Secondo quanto filtrato dalla procura, Ascone avrebbe raccontato di aver avuto una discussione con Francesco Borghese, una delle vittime, la scorsa settimana, per motivi legati a schiamazzi notturni  nel palazzo in cui risiedevano entrambe le famiglie.

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Martedì avrebbe ricevuto l’invito da parte di Remo Borghese per un incontro chiarificatore nella piazzetta di Rizziconi, lì avrebbe trovato i tre armati di fucile. Secondo quanto riferito dal ragazzo, i tre avrebbero esploso contro di lui un colpo che lo avrebbe ferito al dorso e a un braccio. A quel punto, per difendersi dagli spari dei Borghese, avrebbe sparato dieci volte con una calibro 9, non denunciata e con il numero di matricola abraso. I dieci colpi, tutti andati a segno, hanno portato all’uccisione dei tre uomini e al ferimento di un quarto, Antonino Borghese, un nipote di Remo.  Il giovane superstite si trova ricoverato al vicino ospedale e attende di essere sentito dagli investigatori.

E’ comunque da escludere la matrice n’dranghetista dell’attentato, ipotesi che si era fatta strada nelle prime ore successive al triplice omicidio. Sia i Borghese che Francesco Ascone erano incensurati e non sembra siano legati ad ambienti di criminalità organizzata.

La Procura di Palmi ha convocato per domattina alle 11 una conferenza stampa per chiarire lo stato delle indagini.

Simone De Rosas