BOLOGNA, 1 SETTEMBRE – Ancora in sospeso la vicenda del ventenne morto per asfissia meccanica lo scorso lunedì 27 agosto nella casa sociosanitaria “Casa Dolce” di Casalecchio di Reno in provincia di Bologna. Sotto accusa i tre operatori sociosanitari che lunedì sera sono intervenuti, stando all’autopsia non idoneamente provocandogli l’asfissia,  per placare il ragazzo in preda ad una crisi  d’ira dovuta a problemi psichici.

LA RICOSTRUZIONE E L’ESAME AUTOPTICO – Si aggrava così la posizione dei tre operatori sociosanitari “coinvolti” nella morte del ventenne disabile, deceduto alle 22 e 45 circa di lunedì 27 agosto nella struttura della Cooperativa Dolce che lo ospitava ormai da più di un anno  a causa di problemi psichici.

Il ragazzo, in preda ad una crisi di ira fu soccorso dai tre educatori, che stando all’esito dell’autopsia avrebbero, dopo averlo poggiato al suolo in maniera  forse non troppo delicata,  esercitato una pressione eccessiva sul torace tanto da provocargli la morte per asfissia meccanica resa visibile, agli occhi del medico legale della Procura di Bologna Chiara Mazzacori, da ecchimosi (piccoli lividi) sul torace e petecchie nel cuore e nei polmoni.

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All’arrivo tempestivo del 118 e dei carabinieri, chiamati anch’essi ad intervenire per effettuare un TSO, il ventenne era tenuto immobilizzato e disteso pancia a terra con ancora parametri vitali. “Posizione da protocollo”, si difendono i tre. Ma i dubbi riguardo alle modalità per arrivare alla suddetta “posizione da protocollo” restano. Questi si intensificano ulteriormente nel momento in cui viene allo scoperto che Giuseppe Fortuni, consulente dell’avvocato difensore Marco  Capucci, sostenitore della tesi dell’esistenza di una causa diversa da quella dell’asfissia meccanica da imputare alla morte del ragazzo, in realtà non era affatto presente all’autopsia perchè fuori città. Presente invece la consulente nominata dalla madre del 20enne Patrizia Gubellini.

Dopo l’accaduto inoltre, anche la Asl di Bologna,  ha comunicato di aver avviato una verifica dei protocolli adottati in caso di emergenza dalla struttura.

Marilena Felice