ISLAMABAD, 31 AGOSTO – In Pakistan l’integralismo religioso non si ferma mai davanti a niente. È intransigente e non ammette giustificazioni, nemmeno se hai 14 anni. Sono ore terribili per Rimsha Masih, ragazzina pakistana 14enne, affetta dalla sindrome di Down. Rimsha è stata arrestata il 20 agosto scorso ad Islamabad, in seguito alla denuncia di un uomo che l’ha accusata di aver strappato e bruciato alcune pagine del Noorani Qaida, il manuale per imparare a leggere il Corano. Il reato che viene imputato all’adolescente è gravissimo: blasfemia, un crimine che in Pakistan è punibile con l’ergastolo o la pena di morte. Rimsha, che al momento si trova in riformatorio e ci rimarrà per almeno due settimane, dopo che il tribunale ha prolungato il periodo di detenzione, attende che un giudice decida la sua sorte. Tuttavia, vista l’età della ragazzina, il caso verrà seguito dal tribunale per i minorenni, che di solito applica pene meno severe.

Sembrerebbe, addirittura, che gli agenti, notato l’handicap della ragazzina, avessero deciso di non procedere all’incriminazione per blasfemia, ma la popolazione avrebbe reagito a questa decisione bloccando la statale del Kashmir e circondando il commissariato di polizia, costringendo le forze dell’ordine a stabilire il reato di blasfemia. Il tutto mentre fanno il giro del mondo le immagini di bambini che puntano pistole giocattolo contro la casa vuoto di Rimsha.

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La vicenda, comunque, ha molti punti oscuri e le testimonianze incriminanti, a parte quella dell’accusatore, scarseggiano. Secondo l’ong, Cristiani in Pakistan, Rimsha stava aiutando la famiglia a cucinare e avrebbe bruciato dei fogli raccolti nel bidone della spazzatura, quando un gruppo di uomini ha fatto irruzione nella sua casa. L’organizzazione non governativa ha respinto le accuse contro la ragazzina, rivelando all’agenzia di stampa Press Trust of India che i cristiani che abitano nel villaggio di Meharabadi, nei pressi della capitale, in cui vive la stessa Rimsha, sono stati pesantemente minacciati da estremisti religiosi, spingendo 300 persone a lasciare la propria abitazione.

Le alte sfere del Pakistan si sono subito interessate al caso di Rimsha: il presidente, Asif Ali Zardari, che ha definito l’arresto «un atto grave» ha deciso di seguire attentamente la questione, chiedendo al ministro dell’Interno di preparare entro 24 ore un rapporto sulla situazione. Il ministro per la Concordia nazionale, Paul Bhatti, invece, ha disposto un’assistenza legale per la bimba e chiesto un’indagine su eventuali pressioni esercitate sulla polizia.

Giovanni Gaeta