SANA’A, 4 AGOSTO – È finita la prigionia per Alessandro Spadotto, il 29enne carabiniere di San Vito al Tagliamento (Pordenone) rapito in Yemen domenica scorsa. Il primo ad annunciare l’avvenuta liberazione è stato il presidente dell’associazione italo-yemenita, Arhab al Sarhi. A confermare la liberazione sono stati, poi, sia la Farnesina che il ministro degli Esteri, Giulio Terzi: «Spadotto sta tornando a casa» ha pubblicato su Twitter il ministro, che ha ringraziato per la rapida risoluzione della vicenda l’Unità di Crisi e il governo yemenita per «la straordinaria cooperazione».

Spadotto, dopo la consegna alla polizia yemenita, avvenuta a Marib, è stato trasferito all’alba di venerdì insieme al capo missione italiano in Yemen, Luciano Galli, presso l’ambasciata italiana a Sana’a e ieri sera è rientrato a Roma. Il carabiniere, che appare in buone condizioni, aveva anche avuto la possibilità di telefonare in Italia alla fidanzata. Il militare friulano ha confermato la versione del rapitore («Sta bene, meglio che in Italia»), anche se ha ammesso di aver subito alcuni maltrattamenti nella prima fase del sequestro

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IL RAPIMENTO DI SPADOTTO – Spadotto, appartenente al 13/o Battaglione Gorizia e addetto alla sicurezza dell’Ambascata Italiana a Sana’a, capitale del paese era stato sequestrato mentre era fuori servizio e si trovava a fare acquisti in una zona commerciale della capitale yemenita. L’autore del rapimento, Ali Nasser Hariqdane, è un personaggio noto alle forze di sicurezza dello Yemen: l’uomo, ricercato per atti di banditismo, venne arrestato a gennaio per aver ucciso diversi soldati yemeniti, per poi essere rilasciato in cambio della liberazione di un operatore norvegese. Proprio Hariqdane, membro della tribù Al-Jalal, aveva contattato le autorità dello stato arabo per spiegare le motivazioni del rapimento ed esporre le sue condizioni per il rilascio dell’ostaggio italiano. Il ricercato, che ha dichiarato alla news agency yemenita Maareb Press di non ritenere Spadotto o l’Italia suoi nemici e di considerare il rapimento del carabiniere solo «un modo per fare pressione sul governo yemenita», aveva assicurato che il militare sarebbe stato rilasciato entro due giorni. Due sono state le sue richieste:la cancellazione dall’elenco dei ricercati e un riscatto in denaro per compensare i soldi che gli sarebbero stati sottratti durante il periodo di  detenzione.

LE REAZIONI DELLA FARNESINA – Giulio Terzi ha accolto con enorme soddisfazione la felice conclusione della vicenda: «La rapida soluzione del caso è stata resa possibile grazie alla straordinaria collaborazione fornita dalle autorità di Sana’a. Si tratta di un successo che è ancora una volta il risultato del lavoro tenace e della grande professionalità dei funzionari dell’Unità di Crisi della Farnesina e di tutte le strutture dello Stato coinvolte».

Giovanni Gaeta