SAN JOSE, 2 AGOSTO – Dal 30 luglio è iniziato il processo civile che vede coinvolti i due grandi colossi dell’hi-tech, Apple e Samsung, in merito ai diritti legati alla proprietà intellettuale, a livello di design e di software, dei primi prototipi di iPhone e iPad, oggetti oggi di consumo globale e quotidiano.

L’importanza della querelle non ha solo risvolti dal punto di vista economico ma, la sentenza della giuria avrà anche un’importanza a livello politico che andrà a influenzare sensibilmente, sul futuro prossimo, sia i due colossi sia la moltitudine di aziende che della guerra ai brevetti hanno fatto davvero un progetto di vita – basti pensare a Motorola, Google, Htc, Nokia, Sony e Microsoft.

La battaglia californiana parte, più di 17 mesi, dalla società di Cupertino che accusa i giapponesi di aver copiato il design, e di conseguenza il successo, di iPhone e di iPad, dove le due società sono rispettivamente rivali anche nelle vendite – Galaxy S è nettamente superiore rispetto ad iPhone, mentre il Tablet marcato Samsung non riesce ancora a competere con il rivoluzionario iPad.

[smartads]

IL PROCESSO – Nei primi due giorni di processo, difesa e accusa si sono dati, immediatamente, filo da torcere. Samsung, da subito, ha cercato di dimostrare che l’idea del cellulare di tipo “ful touchscreen” era presente nella loro azienda molto tempo prima della versione numero uno dell’iPhone, nell’ormai lontano 2007. E a sostegno della tesi ci sarebbero i prototipi, denominati SGH-F700 – poi semplicemente Samsung F700 – presentati cinque anni fa in occasione del Mobile World Congress. Nella dichiarazione, i legali di Samsung affermano che tali prototipi erano semplici, rettangolari e arrotondati con un grande schermo e un bottone centrale. Inoltre, sostengono che la stessa Apple, per il suo iPhone, si sia ispirata a Sony che durante un’intervista rilasciata nella Business Week, nel febbraio del 2006, dai due product designer, Takashi Ashida e Yujin Morisawa, si parlava dell’idea di realizzare una serie di walkaman dal design minimal. Proprio leggendo quest’intervista, sostiene la difesa giapponese, l’azienda di Cupertino avrebbe elaborato, a marzo, un rendering di smartphone con le parole Sony sulla parte frontale. Immediata è stata la reazione di Apple che non solo critica le immagini dei prototipi giapponesi, annunciando che non le ammetterà come prova perché presentate fuori tempo, ma smonta le argomentazioni della difesa di Samsung mostrando che nell’agosto del 2005, l’azienda già valutava il “Purple”, un dispositivo mobile con una cover bianca e un tasto menu in basso.

Nel frattempo, durante l’udienza di ieri, i due colossi si sono rimbalzati a vicenda le “fatiche” da superare durante le fasi di progettazione e produzione,  e i miliardi di dollari investiti in ricerca e sviluppo, tramite la testimonianza, a favore di Apple, di Christopher Stringer, designer di Apple da più di 17 anni.

Il processo, che riprenderà in aula venerdì, è un vero e proprio spettacolo in diretta che coinvolge non solo imprenditori, ma blogger, fan dell’una o dell’altra major che seguono passo dopo la querelle che, in un modo o nell’altro, rivoluzionerà l’hi-tech mondiale.

Federica Palmisano