TARANTO, 2 AGOSTO – Come annunciato nei giorni scorsi, questa mattina sono iniziate le proteste dei lavoratori contro l’ordinanza di sequestro dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto. Accanto alle 24 ore di sciopero proclamate dai dipendenti, due cortei hanno sfilato per le strade della città.

Al primo di questi hanno partecipato i segretari nazionali di Cgil, Cisl, Uil e Fiom, scesi in piazza per appoggiare la causa dei lavoratori Ilva. Il comizio è però stato sospeso durante l’intervento di Landini, leader della Fiom, in Piazza della Vittoria, per via della dura contestazione da parte dei Cobas e di alcuni gruppi dei centri sociali, che hanno accusato i sindacati di essere troppo vicini all’azienda, difendendo questa invece della salute di cittadini e lavoratori.

La contestazione, iniziata con fischi durante il discorso del segretario della Cisl Bonanni, è poi sfociata nel lancio di fumogeni e uova, costringendo le forze dell’ordine a intervenire in tenuta anti-sommossa.

I sindacati contro l’Ilva

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In seguito all’interruzione del comizio, il leader della Cgil Camusso ha espresso il proprio disappunto nei confronti dei contestatori. “E’ chiaro che è stata rubata la piazza ai lavoratori. Non è giusto e non è legittimo impedire lo svolgimento di una manifestazione” – ha detto la Camusso, che ha poi spiegato le ragioni per cui l’impianto non andrebbe chiuso: “c’è bisogno di investimenti che devono essere fatti con lo stabilimento in marcia; chiediamo al governo investimenti e chiediamo che ciascuno faccia la sua parte”.

Ma Bruno Ferrante, presidente dell’Ilva, sostiene di “aver sempre rispettato la legge” e a difesa del proprio operato ha aggiunto “la verità è diversa e lo dimostreremo nella sede giusta”, facendo riferimento all’udienza che si terrà domani al Tribunale del Riesame di Taranto.

Beatrice Amorosi