BOLOGNA, 1 AGOSTO – Secondo quanto previsto dal testo del dl sulla spending review approvato ieri in Senato, d’ora in poi il medico di famiglia avrà l’obbligo di indicare sulle ricette rosse (quelle che prescrivono farmaci erogati dal Ssn) il nome del principio attivo contenuto nel farmaco. In questo modo il farmacista sarà tenuto a consegnare al cittadino il medicinale dal prezzo più basso contenente quella sostanza terapeutica.

Il medico avrà però “facoltà” di aggiungere il nome commerciale del farmaco, indicandolo come “non sostituibile”, ma dovendo specificare il perché tramite sintetica motivazione scritta; ad esempio, il farmaco prodotto da una certa azienda potrebbe non contenere un eccipiente cui il paziente è allergico. In tal caso il farmacista sarà vincolato a consegnare il medicinale esplicitamente indicato.

Per il paziente sarà sempre possibile infine richiedere il farmaco dal costo più alto, benché contenente lo stesso principio attivo, ma la differenza rispetto a quello rimborsabile sarà a carico del cittadino.

La reazione delle lobby

[smartads]

Il provvedimento, che non riguarderà le terapie croniche già in corso, dovrebbe garantire allo Stato un risparmio di 4 miliardi nel 2012 e di 10 nel 2013.

Ma secondo Assogenerici si è semplicemente giunti a un compromesso con le case farmaceutiche che non consentirà il risparmio previsto, precisando che “il mercato italiano è indietro rispetto all’Europa” poiché “solo il 15% delle medicine consumate sono generiche”.

Soddisfatta invece Farmindustria, che aveva espresso il proprio dissenso nei confronti di un eventuale obbligo di prescrizione del solo principio attivo, in quanto una tale disposizione avrebbe causato un “danno irreparabile in termini di investimenti e occupazione con gravi effetti sull’economia reale del Paese”.

Beatrice Amorosi