LONDRA, 31 LUGLIO – I nuotatori italiani annegano. Dopo il flop di Federica Pellegrini, solo quinta nella finale dei 400 stile libero di domenica, altre due cocenti delusioni si sono scagliate sulla squadra azzurra impegnata alle Olimpiadi di Londra.

I RISULTATI – Filippo Magnini è giunto solo diciannovesimo nella batteria di qualificazione alla finale dei 100 stile libero, lontanissimo, lui che solo due mesi fa pareva essere ritornato quel re della specialità che in passato gli aveva valso il soprannome di Re Magno.

A 30 anni, nel Campionato europeo di Debrecen (Ungheria), aveva infatti conquistato la medaglia d’oro sbaragliando anche nuotatori ben più giovani di lui.

Luca Dotto, 22enne talento del nuoto italiano e medaglia d’argento nei 50 stile libero ai Mondiali di Shangai 2011, è arrivato addirittura ventiduesimo nella sua disciplina, anche lui distante anni luce dal passaggio alla finale.

«Fino ai 50 e ai 75 ero lì, venivo su bene, poi mi è venuta una botta di fatica alla quale ho reagito con la testa ma il corpo diceva di no. Una mancanza di condizione che non pensavo di avere in questa Olimpiade».

I MOTIVI E LO SFOGO DI MAGNINI – Dopo i deludenti risultati, è tempo di cercare una spiegazione.

Filippo Magnini non sta zitto, appena uscito dall’acqua dopo la disastrosa semifinale dei 100 si sfoga in accuse a se stesso, all’allenatore, alla Federazione.

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Ammette di non sentirsi in ottima forma dall’inizio dell’anno «è anche colpa mia se non ho messo abbastanza in chiaro queste mie sensazioni», e ancora, «So di aver dato tutto, ma in gara non rendiamo. È un peccato presentarsi a un’Olimpiade così».

Ma le parole più forti sono quelle nei confronti dell’allenatore Claudio Rossetto: «La velocità ha cannato completamente la preparazione olimpica. Da gennaio tutti male, serve una resa dei conti», dice, «da settembre bisogna cambiare tutto, ci dicono sempre di guardare agli americani, ma gli americani non sono solo gli atleti ma anche tutto ciò che sta attorno a loro».

Non si fa attendere la risposta di Rossetto, da dieci anni coach dei velocisti azzurri.

«Qualcosa non ha funzionato, penso di aver capito perché: abbiamo rischiato molto per tirare fuori tutto quello che avevamo e siamo finiti oltre, mettendo il piede nel posto sbagliato. Rischiare significa spingere al massimo e portarli al limite».

«Filippo parla un po’ troppo a caldo, lo conosciamo. Da dieci anni seguo la velocità e i risultati sono sempre arrivati».

Nel gioco di lancio di accuse c’è posto anche per Federica Pellegrini, che proprio quest’anno ha deciso di affidarsi alla guida di Rossetto per lavorare sulla velocità ma anche per stare maggiormente assieme al fidanzato Magnini e vivere con lui a Roma.

«Lei necessita di attenzione e concentrazione e questo può aver inciso», commenta vago l’allenatore azzurro.

È comunque in Fede che risiedono le ultime speranze del nuoto italiano a Londra.

In serata sarà infatti impegnata nella finale dei 200 stile libero, specialità in cui trionfò a Pechino 2008.

Ma su una cosa siamo tutti d’accordo: gli eventuali successi della Pellegrini non basteranno di certo a riscattare un’Olimpiade di bassissimo profilo, che sta sancendo mestamente la fine di un ciclo per il nuoto italiano.

Ilaria Facchini
ilaria_facchini@hotmail.it