TARANTO, 30 LUGLIO – Sono arrivati oggi i custodi giudiziari, nominati dal gip Patrizia Todisco, per porre sotto sequestro sei aree a caldo dell’Ilva, affiancati dai carabinieri del Noe di Lecce. Per ora i professionisti si limiteranno ad apporre i sigilli, mentre per il blocco della produzione bisognerà attendere diverse settimane.

Domani alle 11 saranno interrogate le otto persone che si trovano ora agli arresti domiciliari per i diversi capi d’accusa loro imputati nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento ambientale causato dagli impianti dell’acciaieria.

Oggi, intanto, il Consiglio comunale di Taranto ha approvato l’ordine del giorno sulla “preoccupante situazione ambientale e produttivo-occupazionale verificatasi in seguito alle vicende dell’Ilva”. Il sindaco ha poi assicurato il proprio impegno a compiere tutti gli atti necessari per il governo del territorio e quindi dell’ambiente, garantendo la tutela sia del diritto al lavoro che di quello alla salute.

Nel frattempo i sindacati annunciano di voler far partire una mobilitazione “subito o da domani mattina”, dopo aver proclamato insieme ai dipendenti Ilva uno sciopero di 24 ore per la giornata del 2 agosto, in modo da mantenere viva l’attenzione sulla vicenda in attesa della discussione da parte del Tribunale del Riesame, prevista per venerdì 3, dei ricorsi presentati dai lavoratori.

386 morti attribuibili alle emissioni industriali

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Secondo le conclusioni tratte dai periti nominati dalla Procura di Taranto, le emissioni di migliaia di tonnellate di polveri prodotte dall’Ilva avrebbero causato la morte di 386 persone.

237 i casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero attribuibili alle emissioni, 247 gli eventi coronarici, 937 i casi di ricovero per malattie respiratorie e 17 quelli di tumore maligno nei bambini.

In base a quanto riferisce la perizia, l’esposizione continuata alle sostanze inquinanti emesse dall’azienda sarebbero causa di “fenomeni degenerativi in diversi apparati dell’organismo umano, che si traducono in eventi di malattia e morte”.

Beatrice Amorosi
beatrice.amorosi@gmail.com