SANTA CRUZ (USA), 27 LUGLIO – Non sappiamo ancora se siamo soli o meno nell’universo, ma sappiamo che lassù nel cosmo ci sono tanti pianeti: come a dire, ci sono tante case, possibile che siano tutte disabitate? Le informazioni trasmesse dal telescopio spaziale Kepler della Nasa, però, costituiscono un passo fondamentale nello studio dell’universo: grazie a Kepler, infatti, gli astronomi dell’Università della California a Santa Cruz, guidati Roberto Sanchis-Ojeda, studente di fisica laureato al Massachusetts Institute of Technology (Mit), hanno scoperto a 10mila anni luce dalla Terra un sistema solare gemello del nostro, denominato dai ricercatori Kepler-30. È la prima volta che viene individuato, infatti, un sistema planetario di questo tipo.

Lo studio, pubblicato su Nature, ha verificato che i tre pianeti conosciuti di Kepler-30, tutti molto più grandi della Terra, orbitano sul piano allineato alla rotazione della stella, esattamente come i pianeti del nostro sistema solare. La scoperta avvalora la teoria della formazione dei pianeti, secondo la quale i pianeti si allineano alla rotazione delle nuove stelle che li creano. Nel nostro sistema solare, come in Kepler-30, l’equatore del Sole è allineato con i piani orbitali dei pianeti. Questo significa che Kepler-30 ruota lungo un asse perpendicolare al piano dell’orbita del suo più grande pianeta.

Sanchis-Ojeda ha confermato l’importanza astronomica di Kepler-30: «Nel nostro sistema solare, la traiettoria dei pianeti è parallela alla rotazione del sole, il che dimostra che probabilmente si formarono da un disco rotante. In questo sistema, è stato dimostrato che è accaduta la stessa cosa».

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Questa similitudine spingerebbe ad ipotizzare che Kepler-30 possa comprendere anche una Terra “gemella”. Tuttavia, le somiglianze, almeno per ora, si riducono all’allineamento dei piani orbitali. Come affermato in precedenza i tre pianeti di Kepler-30 osservati finora sono più grandi della Terra: due di questi sono addirittura più grandi di Giove.

James Lloyd, assistente professore di astronomia alla Cornell University, aggiunge come l’importanza di questa scoperta vada al di là del solo funzionamento dei sistemi planetari: «Per capire come la vita possa essere presente nell’universo, alla fine ci sarà bisogno di capire come i sistemi planetari siano stabili»

Il telescopio Kepler non è per niente nuovo a scoperte”stellari”, avendo già individuato dal 2009 più di duemila esopianeti (pianeti esterni al nostro sistema solare).

Giovanni Gaeta