ROMA, 27 LUGLIO – Si è spento alle 15.30 di ieri a Roma, all’età di 65 anni, Loris D’Ambrosio, magistrato e consulente giuridico di Giorgio Napolitano. La notizia è stata annunciata proprio dal Presidente della Repubblica, che ha espresso il suo “atroce rammarico per la campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni ed escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto”.

Il riferimento è all’inchiesta della Procura di Palermo in merito alla trattativa Stato-mafia, tra i cui atti compaiono le conversazioni intercettate tra D’Ambrosio e l’ex presidente del Senato Nicola Mancino, che si lamentava per il trattamento ricevuto dalla Procura, e tra quest’ultimo e lo stesso Napolitano.

Il Presidente della Repubblica indirizzava però probabilmente la propria critica alla campagna mediatica sviluppatasi poi intorno alla vicenda.

“Il 22 giugno scorso il Fatto aveva pubblicato l’intercettazione tra D’Ambrosio e Mancino, in cui l’ex ministro dell’Interno fa un riferimento al capo dello Stato parlando di Claudio Martelli, che ai magistrati di Palermo ha dato una versione diversa di alcuni eventi rispetto alle stragi del ’92-’93 e le loro conseguenze, rivolgendo otto domande a Napolitano”, scrive il Fatto Quotidiano.

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Tutte le principali figure istituzionali hanno espresso rammarico per la scomparsa di D’Ambrosio, ricordato dal ministro della Giustizia Severino come un “servitore dello Stato che ha anteposto fino all’ultimo il senso del dovere alla difesa della sua persona”.

Ma una voce esce dal coro, quella del leader Idv Antonio Di Pietro, che esprime il proprio “cordoglio e rispetto” per la morte del magistrato, ma che respinge “con fermezza al mittente ogni strumentalizzazione che ne viene fatta, quasi a voler far credere che la colpa sia di chi ha criticato il suo operato e non di chi ha tentato di sfruttare il suo ruolo”.

Beatrice Amorosi