TARANTO, 27 LUGLIO – Sono circa 12mila i lavoratori dell’acciaieria Ilva di Taranto che oggi si sono riversati nelle strade della città, bloccando la circolazione, per protestare contro la chiusura dello stabilimento siderurgico a margine dell’inchiesta sull’inquinamento ambientale prodotto dall’azienda.

L’ordinanza è arrivata dal gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco: 6 in tutto i reparti dell’area a caldo posti sotto sequestro preventivo e 8 i dirigenti e tecnici dell’Ilva ora agli arresti domiciliari.

Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo sciopero a oltranza e in una nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil si legge che la “drammatica situazione occupazionale” dei lavoratori dell’impresa “è oggetto di grande preoccupazione per tutto il sindacato italiano”.

 “Siamo tutti qui a testimoniare la nostra disperazione”, dice uno dei manifestanti, che si chiede: “Se l’Ilva chiude come faremo? Come daremo da mangiare alle nostre famiglie?”.

Alla protesta dei metalmeccanici tarantini si sono uniti anche gli operai dello stabilimento Ilva di Genova, che si occupano prevalentemente della lavorazione dei prodotti provenienti dalla Puglia.

[smartads]

Ma il procuratore generale di Lecce Giuseppe Vignola, pur definendo il provvedimento “estremamente sofferto”, afferma che “non può esserci un bivio per la magistratura tra la tutela del posto di lavoro e quella dell’ambiente”.

Oggi in Cdm il ministro dell’Ambiente Clini spiegherà “la necessità di sostenere la continuazione del programma di risanamento ambientale degli impianti di Taranto”.

Tra gli interventi rientranti nel protocollo sottoscritto ieri (26 luglio) dal Governo, dalla Regione Puglia e dagli enti locali la bonifica e la riqualificazione industriale dell’area, oltre a una serie di incentivi alle imprese locali, per l’ammontare complessivo di più di 336 milioni di euro.

Beatrice Amorosi