ASCOLI, 26 LUGLIO – Tempi duri per l’Esercito italiano. Tempi duri. Mi sembra di essere tornato agli anni ottanta, o meglio ai film cult degli anni ottanta, quelli con Lino Banfi, Alvaro Vitali, Edwige Fenech, tanto per citare alcuni gloriosi protagonisti di un’era cinematografica che si è persa nel vuoto.

Ricordate i tentativi del militare graduato di portarsi a letto la dottoressa di turno e gli altri militari che tentavano di mettere a punto tattiche di guerra per far cadere nelle trappole amorose le varie infermiere, cameriere e via dicendo? Ma se da una parte c’è l’ilarità suscitata dalla visione e dal ricordo di quei film inizialmente di serie B, dall’altra c’è l’amarezza per essere venuti a conoscenza, e concretizzato il sospetto del tremendo e oltraggioso nonnismo delle caserme italiane. E adesso che l’esercito si è aperto da tempo alla componente femminile il sospetto sul ‘nonnismo sessuale’ è diventato concreto! Infatti vi è un’indagine in corso sulla possibilità di rapporti sessuali fra commilitoni.

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Ci voleva un avvenimento triste, come se l’intimidazione sessuale fosse cosa da poco conto, per far venire a galla tutte le malefatte della Caserma Clementi di Ascoli Piceno in cui vengono addestrate le future soldatesse. La caserma è la stessa in cui prestava servizio Salvatore Parolisi. Ricordate l’assassinio di Melania Rea ad opera del marito, appunto Salvatore Parolisi, già detenuto da un anno nel carcere di Teramo (a proposito, qualche giorno fa ha raccontato ai legali di aver salvato un detenuto dal suicidio, ma questa è un’altra storia, ndr). E ricordate anche le prime voci sulle relazioni del caporalmaggiore Parolisi con due soldatesse della sua caserma durante le prime indagini sull’omicidio Rea. Parte tutto proprio dall’omicidio di Melania.

Ma cosa sta succedendo?

Domani, la rivista Panorama ufficializzerà quanto stava trapelando in questi giorni e cioè i frutti dell’indagine militare volta ad accertare la reale esistenza di abusi sessuali nella caserma di Ascoli Piceno. Ebbene la situazione è un po’ complessa poiché il codice penale militare non prevede il reato di molestie sessuali. Di conseguenza il procuratore militare Marco De Paolis, dopo aver ascoltato quasi 200 persone tra ufficiali, sottufficiali e soldatesse, ha deciso di indagare circa dieci militari trasformando il reato di molestie sessuali in tre tipi di imputazioni: minaccia a inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri; minaccia o ingiuria a un inferiore; violata consegna.

Francesco Amato