MILANO, 24 LUGLIO – E così anche il gigante tedesco comincia a mostrare segni di cedimento. Ieri sera, infatti, per la prima volta, l’implacabile scure di Moody’s si è abbattuta anche sulla Germania, il cui outlook è stato rivisto al ribasso, passando da “stabile” a “negativo”, così come quelli di Olanda e Lussemburgo. Confermata invece la tripla A per la Finlandia, con outlook rimasto “stabile”.

Per il momento il rating tedesco resta invariato, ma l’agenzia americana precisa che “potrebbe potenzialmente essere declassato” in caso di “prolungato deterioramento delle finanze” o di “improvviso aumento del debito”.

La decisione di Moody’s, come scrive l’agenzia stessa in una nota, è dovuta alla “crescente incertezza sull’esito della crisi europea” e alla “crescente suscettibilità dei mercati agli eventi in corso”, che rappresentano un serio rischio per l’Eurozona e in particolare per Italia e Spagna.

Sarebbe infatti sempre più probabile, secondo Moody’s, che i due paesi, a causa del deterioramento economico e di finanziamento, necessiteranno a breve di un “grande sostegno collettivo”, che peserebbe inevitabilmente sulle spalle dei paesi con il rating più alto, Germania in testa.

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Il sistema bancario tedesco sarebbe dunque esposto al rischio anche se la Grecia restasse nell’euro, dato che possiede la maggior parte dei titoli italiani e spagnoli. Ad ogni modo, secondo l’agenzia di rating, un’eventuale uscita di Atene dall’euro innescherebbe una serie di “shock e pressioni”, il cui contenimento sarebbe sostenibile soltanto a “costi altissimi”, per mezzo cioè di misure di salvataggio che graverebbero sui paesi più solidi.

Il ministro delle finanze tedesco Schaeuble ha però ribadito in una nota che “la Germania continua a esercitare il suo ruolo di àncora di stabilità della zona euro e si trova in una situazione economica e finanziaria solida”. Così ha poi rassicurato i mercati: “La Germania farà tutto ciò che potrà, assieme ai suoi partner, per consentire il superamento della crisi del debito europeo il più rapidamente possibile”.

Beatrice Amorosi
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