ROMA, 21 GIUGNO – Con 155 sì, 3 no e un astenuto il Senato ha autorizzato l’arresto di Luigi Lusi Nella seduta presieduta dal presidente Renato Schifani  i senatori  si sono espressi sul verdetto emesso dalla Giunta delle Immunità a favore della richiesta della Procura di Roma. Adesso lo attende il carcere di Rebibbia.

L’ex tesoriere della Margherita, accusato di aver sottratto 23 milioni alle casse del partito, pur ammettendo di essere preoccupato, durante il suo intervento in Aula, durato mezzora, aveva dichiarato di voler affrontare il processo, senza patteggiamento: «Non intendo sottrarmi alle mie responsabilità, ma voglio un dibattito a tutto tondo. Non fatemi diventare un capro espiatorio».

Lusi ha spiegato anche le motivazioni della richiesta di  reclusione: «Mi si vuole mandare in carcere perché, parlando con i media, inquinerei il percorso investigativo. Non c’è altra motivazione». Tuttavia aveva ammesso di «dover pronunciare parole di scuse personali, consapevole della necessità di un gesto di riparazione».

L’ex tesoriere non ha mancato di lanciare sospetti nei confronti del ex leader della Margherita e attuale segretario dell’Api Francesco Rutelli: «Noto un’anomalia di un traffico telefonico senza precedenti che ha visto parte chiamante il senatore Rutelli con l’obiettivo di far ritirare firme già apposte per la richiesta del voto segreto».

La votazione è avvenuta con scrutinio palese

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Sulla modalità di votazione, palese o segreta, si erano generate non poche polemiche: in caso di voto segreto: il Pdl, fino a ieri diviso tra gli ex An favorevoli all’arresto e quelli più vicini a Forza Italia garantisti, era intenzionato ad uscire dall’aula prima dello scrutinio, dopo aver garantito con la sua presenza il numero legale. Alla fine il Pdl non ha votato davvero, ma dai banchi del senato dei pidiellini si sono levati alcuni cartelli con la scritta: “Rutelli parte civile, no, parte in causa. Prima Lusi e poi li getti”.

La capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, invece, era decisamente contraria al voto segreto: «Non presentate nessuna richiesta di voto segreto. Che si voti con voto palese. L’occultamento del voto è un occultamento di responsabilità. Noi temiamo che dal voto segreto venga un giudizio di opacità da parte dei cittadini sull’operato del Senato».

Per Bersani l’arresto di Lusi è la conferma che «senatori e deputati sono uguali agli altri cittadini», mentre per Roberto Maroni l’incarcerazione era «inevitabile».

Con Luigi Lusi salgono a sei i parlamentari per cui Camera e Senato hanno autorizzato l’arresto.

Giovanni Gaeta