ROMA, 16 GIUGNO- La manifestazione nazionale unitaria organizzata da Cgil Cisl e Uil ha portato in piazza 200mila lavoratori. Lavoro, crescita ed equità sociale sono stati gli slogan lanciati dai tre leader sindacali: Camusso, Bonanni e Angeletti.

Le voci dei lavoratori si sono unite contro il Ministro Fornero e contro la proposta di riforma del mercato del lavoro. Da un lato un folto gruppo di esodati ha chiesto garanzie per il futuro, dall’altro i precari, che vedono solo nebbia davanti ai loro occhi, hanno richiesto maggiore giustizia. Sul palco di Piazza del Popolo i tre segretari si sono alternati per reclamare un cambio di rotta nelle politiche lavorative nazionali.

Susanna Camusso, leader Cgil, ha puntato il dito contro i proclami con i quali  il governo Monti ha spiegato molte scelte importanti. «La politica di rigore ha prodotto iniquità e non ha dato risposte al lavoro e allo sviluppo», ha osservato il segretario Cgil, «Chiediamo un cambiamento dell’agenda nella politica senza il quale non ci potranno essere prospettive per il paese».

«Il rischio», ha proseguito Susanna Camusso, «è che dopo tanti annunci i vantaggi siano pochi e non si coglie un cambio effettivo di segno». «Il Governo sappia che non basta dire che l’Europa non fa», ha sottolineato il numero uno di Cgil, «vogliamo sapere dal Governo quali politiche fa qui in Italia. Ho la sensazione che l’Europa stia diventando un alibi per non fare».

Anche Bonanni, segretario nazionale Cisl, ha riconosciuto la necessità di un cambio di rotta radicale. «Il presidente del consiglio, Mario Monti», ha detto Bonanni, «deve mettere all’ordine del giorno il problema delle tasse oltre alla vendita dei beni demaniali. E’ fondamentale per riuscire a non vendere le persone come invece si sta facendo».

Angeletti, leader Uil, ha avvertito il governo che «non sta facendo tutto il necessario e utile per far sì che il Paese esca dalla crisi». «C’è un sintomo che avrebbe dovuto distinguere i governanti tecnici da quelli politici», ha osservato il segretario Uil, «la politica dell’annuncio. Un tecnico non deve fare annunci e promesse, deve fare delle scelte e poi spiegarle dopo averle fatte, non annunciarle».

Luca Bresciani