ANKARA, 12 GIUGNO – Si annunciano tempi duri per gli omosessuali turchi. La Corte Suprema d’Appello ha parificato il sesso orale ed anale alla zoofilia ed alla necrofilia, ad atti cioè contro natura. E’ questo il giro di vite promosso dalle autorità turche nei confronti degli omosessuali. Una definizione della questione che è a dir poco incivile  e retrograda.

Secondo l’articolo 262/2 del codice penale turco anche la detenzione di materiale audiovisivo pornografico contenente scene di penetrazione anale e sesso orale implica l’arresto la condanna e la detenzione da uno a fino a quattro anni.

Precedenti sentenze avevano definito contro natura e condannabili scene contenenti omosessualità,  raduni orgiastici.

[smartads]

Con una recente condanna per la divulgazione di tali contenuti era stata  comminata una pena di sei mesi di detenzione. Alcuni commentatori l’hanno definita fin troppo lieve.

Ad alzare il tiro sulle sentenze della Corte d’Appello si sono levate le voci  laiche del paese che criticano l’operato del presidente islamico-nazionalista in carica, Erdogan.

La Turchia cerca di entrare in Europa dalla porta posteriore assieme alle proprie contraddizioni rischiando di andare a sbattere contro la Grecia che invece, da lì, sembra voler uscire.

Questo si è contro natura. Contro la natura politica di un progetto includente tutto il mediterraneo attorno ad un unico luminoso cammino di rinnovata modernità e cooperazione. Oggi tutto questo sembra solo un sogno stanco e sbiadito.

Luca Brandetti