BOLOGNA, 30 MAGGIO – Scienziati divisi tra assestamento e nuovo sisma. Previsioni di possibili altre scosse di magnitudo molto simile. Il terremoto che ha severamente colpito l’Emilia Romagna continua ad alimentare la querelle tra gli addetti ai lavori.

Le ipotesi sul tappeto sono attualmente tre: evento successivo a quello del 20 Maggio, attivazioni di faglie collegate ma contigue o, terza ipotesi un sisma innescatosi nella Dorsale di Mirandola. Questa Dorsale è contigua a quella Ferrarese – la grande strutturasommersa dai sedimenti della Pianura Padana che si allarga ad arco per uno sessantina di chilometri parallelamente all’Appennino – da dove è partito il fenomeno sismico del 20 maggio.

Stefano Gresta, presidente dell’Ingv, afferma che “è presto per dire se quella che ha generato la scossa delle 9 di ieri mattina sia una nuova faglia o lo stessa struttura che si è rotta in un nuovo segmento. Ma in ogni caso il meccanismo focale è lo stesso, le stesse forze sono entrate in gioco e in termini di effetti non cambia nulla”. “Certo – conclude Gresta – l’evoluzione sarà lunga, durerà settimane o forse mesi. E se è improbabile che sarà superata la magnitudo 6 o peggio, scosse di intensità poco inferiore ai 6°  Richter non possono certo essere escluse”.

Prima di concludere ricordiamo che in Emilia Romagna l’attività sismica in atto è dovuto ai movimenti del margine settentrionale dell’Appennino. La placca adriatica preme contro quella euroasiatico e lungo i confini delle due placche quella adriatica sprofonda sotto quella euroasiatica tramite un fenomeno denominato subduzione, lungo questo piano inclinato l’energia accumulata dalla spinta tra le rocce raggiunge il punto di rottura e si sprigiona sotto forma di onde sismiche.

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MR