MODENA, 30 MAGGIO – Interi paesi e città dilaniate di nuovo dal terremoto. Da Cavezzo a Cento, passando per Finale Emilia e Mirandola, lo scenario è praticamente identico. Cumuli di macerie e lamiere deformate dei capannoni industriali, occhi gonfi di lacrime e terrore, immagini e effetti del disastro che resteranno scolpiti nella mente dei sopravvissuti.

“Noi a casa non torniamo, è stato orribile. Non ci sono più parole”. Dalle tendopoli, relegate ai margini dei parchi pubblici trasformati in rifugi per migliaia di cittadini, si leva l’urlo disperato degli sfollati.

Pochi minuti dopo le nove, ieri mattina, le tendopoli della Bassa hanno rivissuto quell’incubo materializzatosi in pochissimi istanti. Due scosse interminabili, di una violenza inaudita, hanno ucciso 17 persone, sventrato chiese e palazzi, sbriciolato capannoni, cancellando centinaia di anni di storia.

Il terremoto è tornato a colpire dove nessuno avrebbe mai immaginato, proprio nel momento in cui la cocciuta popolazione emiliana stava riassaporando l’odore della routine quotidiana.

Nella giornata di ieri quasi cento scosse hanno fatto tremare l’Emilia. Dopo le due più devastanti almeno 17 hanno raggiunto una magnitudo superiore a 3° della scala Richter”

La “Bestia” ha ucciso 17 volte. Ha ucciso Ivan Martini, parroco di Rovereto, intento nel disperato tentativo di proteggere la statua della Madonna presente nella sua chiesa. Ha ucciso a Medolla e Cavezzo lavoratori onesti che rappresentavano il volto pulito di un’Italia che stenta a risalire dal baratro.  Ha seppellito tra le lamiere deformate dal sisma tre dipendenti dell’impresa Meta di San Felice sul Panaro e altri tre operai della Bbg di Mirandola. Una strage senza fine che ha colpito il cuore pulsante della nostra nazione.

Massimiliano Riverso