NEW DELHI, 25 MAGGIO – Finalmente i marò lasciano il carcere, ma non su cauzione. Questo pomeriggio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri del Reggimento San Marco arrestati in India con l’accusa di avere ucciso due pescatori locali il 15 febbraio scorso, hanno abbandonato la prigione di Trivandrum. La loro nuova residenza sarà la Borstal School di Kochi, dove rimarranno in attesa degli sviluppi del processo a loro carico. La Borstal School è un ex riformatorio ora adibito ad uffici sotto la dipendenza del carcere: dista circa 280 km dal carcere di Trivandrum, si trova a Kakkanad vicino all’aeroporto di Kochi ed è stata risistemata e visionata dalla delegazione italiana per accertarne l’agibilità. Latorre e Girone sono stati sistemati in due stanze, avranno a disposizione un giardino e potrebbero ottenere in settimana un computer per poter scrivere alle famiglie.

I due marò hanno fatto tappa a Kollam dove il giudice istruttore A.K. Gopakumar li ha incontrati per la prima volta e ha esteso di due settimane la custodia giudiziaria. Con l’apparizione di Latorre e Girone davanti al giudice Gopakumar e la consegna delle accuse della polizia è terminata la fase istruttoria e si apre il processo vero e proprio, con la data della prima udienza che verrà stabilita a breve dal tribunale di primo grado di Kollam. Intanto, il giudice dell’Alta Corte di Kochi, N.K. Balakrishnan, ha rinviato a lunedì l’udienza per la richiesta di libertà su cauzione avanzata dalle autorità italiane, in modo da aggiornarsi sulla documentazione prodotta dall’accusa. La libertà su cauzione permetterebbe ai due marò di trasferirsi nell’ambasciata italiana a New Delhi, seppur con l’obbligo, a quanto riporta il Times of India, di “fornire garanzie e consegnare i loro passaporti per assicurare la loro disponibilità ad essere presenti di fronte all’Alta Corte o al tribunale processuale”.

Il sottosegretario italiano agli Esteri, Staffan de Mistura, l’inviato della Farnesina sul caso diplomatico, ha commentato la decisione indiana «uno sviluppo positivo» benché rimanga «tardivo e tuttora insufficiente riconoscimento della loro dignità di ufficiali della repubblica italiana».

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi durante il summit Nato di Chicago, tenutosi il 20 e il 21 maggio, si era rivolto al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per protestare contro il trattamento dei militari italiani. Il ministro si è detto molto preoccupato del tentativo della Corte indiana di accusare i marò di «un episodio che non ha alcuna caratteristica, ammesso che sia avvenuto, di responsabilità voluta. Un episodio molto negativo che ha prodotto danni, spero non irreversibili, alla lotta internazionale contro la pirateria». Il comportamento del governo di New Delhi, secondo Terzi, sarebbe indice della volontà di mantenere il processo in India, nonostante la giurisdizione spetti all’Italia, secondo il diritto internazionale.

Le accuse a carico dei militari sono gravissime: omicidio volontario, tentato omicidio, concorso in omicidio e danneggiamenti.

Giovanni Gaeta