CITTÁ DEL VATICANO, 25 MAGGIO – la fuga di notizie riservate dal Vaticano sembra avere un colpevole. Notizie né confermate, né smentite parlano di Paolo Gabriele, il cameriere di Benedetto XVI. Dopo la sfiducia per il Presidente dello IOR, Gotti Tedeschi, la Santa Sede sempre più al centro delle cronache.

«E’ possibile dire che la persona fermata con l’accusa di aver diffuso documenti riservati è in stato d’arresto», ha dichiarato Padre Lombardi, capo della sala stampa del Vaticano. L’uomo, il “corvo”, che ha diffuso i testi segreti del Papa, pubblicati nel libro di Gianluigi Nuzzi intitolato “Sua Santità”, sembra avere anche un nome. Si tratterebbe di Paolo Gabriele uno dei quattro aiutanti di sala fidatissimi di Benedetto XVI che avrebbe avuto accesso alle segrete papali senza difficoltà, appartenendo alla “famiglia pontificia”.

Dopo la notizia delle lettere private in mano ai giornali il Papa fece subito cominciare le indagini interne al Vaticano, affermando che si trattava di un atto criminoso e minacciando i colpevoli di pene temporali. Dall’inizio di aprile forse siamo all’epilogo, ma sono molti quelli che mettono in dubbio la veridicità dell’esito e parlano di capro espiatorio.

Ulteriore problema per la governance del Vaticano dopo l’unanime decisione del consiglio dello Ior di sfiduciare il Presidente Gotti Tedeschi. Di ieri la notizia della sfiducia e di oggi l’addio alla Banca vaticana guidata dal 2009. «Pago la difesa della legge antiriciclaggio e la vicenda del San Raffaele», ha detto Gotti Tedeschi ai giornalisti.

Lo Ior, infatti, è ancora al vaglio dell’Ocse riguardo al suo inserimento nella cosiddetta “White list” cioè l’elenco dei paesi che si sono distinti in termini di lotta al riciclaggio di denaro sporco. Gotti tedeschi nel 2011, dopo aver richiesto una legge ad hoc per la sua posizione, si presentò spontaneamente dai giudici italiani, senza attendere una rogatoria internazionale.

La Procura di Roma, intanto, aveva iniziato a mettere a fuoco certi movimenti sospetti della Banca Vaticana e pare che questi movimenti, tra cui figurava anche la vicenda del San Raffaele (conclusa con un nulla di fatto), abbiano incrinato i rapporti tra Gotti Tedeschi e i vertici della Santa Sede.

La fuga di notizie è iniziata proprio riguardo alla legge 127, relativa alle regole dell’antiriciclaggio nello Stato Vaticano. I commi  non si conformavano alle direttive internazionali, ma “aggiustavano” soltanto la posizione di Gotti Tedeschi con le autorità italiane. Inizialmente fu Il Fattoquotidiano che, pubblicando una parte di corrispondenza tra Gotti Tedeschi, controllato, e il capo dell’Autorità d’Informazione Finanziaria quindi controllore, Francesco De Pasquale, in cui quest’ultimo si lamentava delle stringenti novità introdotte, denunciò le prime stranezze.

Luca Bresciani