BRINDISI, 23 MAGGIO – Aveva le idee chiare l’attentatore di Brindisi. Voleva colpire proprio le ragazze di Mesagne. I risultati dell’accertamento sull’innesco delle tre bombe nascoste nel cassonetto davanti alla scuola Morvillo Falcone puntano verso questa ipotesi. L’attentatore aveva due telecomandi: uno per attivare l’innesco e far esplodere le tre bombole di gas, l’altro per bloccarlo, e li avrebbe usati entrambi negli ultimi minuti prima della strage. Sabato mattina l’uomo ha attivato l’innesco una prima volta per vedere se funzionava, per poi spegnerlo e aspettare il bersaglio. Perché, con tutta probabilità, Melissa Bassi e le sue amiche erano vittime designate.

In quella tragica mattina, i primi ad arrivare sono gli studenti che venivano con l’autobus proveniente da Erchie. Gli studenti scendono e passano accanto ai cassonetti con le bombole di gas, sarebbero stati spazzati via dall’esplosione, ma l’attentatore non aziona il dispositivo e rimane in attesa.

Poco dopo giunge davanti all’istituto un secondo pullman, quello proveniente da Mesagne, sono le 7.42. Ed è allora che l’uomo nascosto dietro il chiosco davanti alla scuola ha premuto il tasto del telecomando. Melissa e le sue amiche hanno avuto solo il tempo di fare pochi passi prima che lo scoppio le investisse con una pioggia di schegge e le fiamme le avvolgessero.

Rimane ancora un mistero il movente di questo attentato e il collegamento tra la scuola Morvillo Falcone e il paese di Mesagne. Il gruppo interforze di carabinieri e polizia hanno interrogato molti genitori degli studenti di Mesagne iscritti all’istituto, oltre a quattro tra insegnanti e dipendenti della scuola.

L’assassino di Melissa Bassi, secondo la testimonianza di alcune studentesse, potrebbe essere stato alla scuola di Brindisi nei giorni precedenti all’attentato: nei giorni precedenti all’esplosione, un uomo era stato visto più volte nell’area dell’Istituto professionale ad osservare le ragazze, che per questo lo avevano soprannominato “lu maniacu”. Selene, un’amica di Melissa ricoverata ancora in ospedale, avrebbe notato, dopo aver visto una foto del presunto attentatore, una certa somiglianza tra quest’ultimo e “lu maniacu”

Gli inquirenti hanno ritenuto possibile, inoltre, che il killer fosse presente ieri al funerale di Melissa e per questo motivo la chiesa madre di Mesagne non era piena solamente di parenti, amici e conoscenti della ragazza e della famiglia Bassi, ma anche di poliziotti e carabinieri in borghese.

Gli investigatori devono affrontare anche la paranoia, provocato soprattutto dalla diffusione di alcuni fotogrammi del video del presunto killer ad opera dei giornali. Sono state 60 le segnalazioni e le testimonianze che nelle ultime arrivate agli inquirenti, indicando, però, 60 persone diverse. Il pericolo maggiore, comunque, rimane la rabbia della gente: ieri nel quartiere Sant’Elia di Brindisi, dove due giorni fa si credeva abitasse l’attentatore e nel quale vivono molti pregiudicati, al passaggio dell’auto della polizia da una finestra si è levata la minaccia di una “giustizia da folla”: «Dovete darcelo a noi. Anzi dovete sperare che non lo troviamo prima noi. Perché noi, a quello schifoso, il processo glielo abbiamo già fatto».

Giovanni Gaeta