CITTA’ DEL VATICANO, 22 MAGGIO – Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha esposto le linee guida della Cei nei confronti dei casi di pedofilia. I vescovi non avranno l’obbligo di denuncia degli abusi, una linea guida che farà molto discutere.

«Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale», ha detto mons. Crociata, «formalizzare la richiesta al vescovo di denunciare i casi di abuso vuol dire andare contro l’ordinamento, del resto su questo problema la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario».

«E’ chiaro a tutti noi vescovi che bisogna collaborare con le autorità civili», ha puntualizzato il segretario, ma «ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione». L’unico “vincolo” che la Cei riesce ad imporre ai vescovi è quello di «incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura».

Tra le linee guida della Cei “per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, richieste dal Vaticano a tutti gli episcopati mondiali, non compare neanche l’istituzione di un vescovo responsabile nazionale del dossier abusi, come presente invece in molti altri paesi. In Italia, ha specificato Crociata, «Il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo». Ma il documento poi specifica che «Nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana».

Entrando nello specifico la questione si fa più ingarbugliata in quanto il vescovo non rivestendo una figura di pubblico ufficiale è esonerato «dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero». Le informazioni di cui il vescovo dispone, riguardo ad un procedimento giudiziario canonico posso essere richieste dalle autorità, ma « non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro», si legge tra le linee guida.

Quello che conta per la Cei è il “giudizio di verosimiglianza”. «Occorre evitare di dar seguito a informazioni palesemente pretestuose ovvero diffamatorie, o comunque prive di qualsiasi riscontro probatorio plausibile, per cui ogni ulteriore investigazione appaia assolutamente superflua», specifica il documento. Ovviamente le investigazioni le dovrà fare il vescovo di competenza che avrà il potere di informare o meno il parroco interessato dalle indagini.

Crociata ha sottolineato, in chiusura di intervento, che i casi di pedofilia da parte di chierici, dal 2000 al 2011 sono stati 135. A conferma dei buoni rapporti con la magistratura italiana, il segretario della Cei sottolinea che 77 dei 135 sacerdoti sono stati denunciati all’autorità giudiziaria, con l’esito di 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni mentre 12 casi sono stati archiviati.

Luca Bresciani