ROMA, 21 MAGGIO – La bomba scoppiata davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi e il terremoto che ha colpito l’Emilia hanno occultato un altro tipo di sisma, di tipo legislativo, destinato ad avere pesanti conseguenze su quel che resta del Welfare italiano.

Il 17 maggio è entrato in vigore il decreto-legge 15 maggio 2012 n.59, che stabilisce le Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 maggio, il decreto-prevede che lo Stato non risarcirà più i cittadini per i danni da calamità naturali. Nei prossimi 90 giorni a partire dalla data di pubblicazione presso la Gazzetta Ufficiale, è previsto un “regime transitorio” durante il quale si provvederà all’emanazione di un regolamento volto a stabilire modalità e termini per l’avvio del regime assicurativo sulla base di alcuni criteri indicati nello stesso decreto. L’elemento principale sarà, come detto, “l’esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati” e “incentivazioni di natura fiscale”.

Questo significa che i cittadini, se vorranno tutelare i propri beni, dovranno ricorrere alle assicurazioni private. L’art. 2 del decreto, infatti, si occupa delle Coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali con la possibilità di “essere estese ai rischi derivanti” da calamità le polizze assicurative contro qualsiasi danno a fabbricati di privati. Il tutto per “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione o ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti da calamità naturali”. Tutto di tasca propria.

Il decreto-legge, inoltre, individua anche la modalità attraverso cui le regioni potranno reperire i fondi necessari per fronteggiare i danni causati da catastrofi naturali: il rincaro dei prezzi della benzina. Le regioni interessate dalla sciagura, infatti, avranno la facoltà, non obbligatoria, di aumentare il costo dei carburanti sino ad un massimo di cinque centesimi al litro. Una risorsa per gli enti locali, ma un’ulteriore stangata sui privati colpiti dalla calamità

Gli interventi dello Stato sono previsti solo per eventi catastrofici che coinvolgono più regioni e saranno finanziati con la stessa modalità e, cioè aumentando il prezzo del carburante.

Ultimo cambiamento, lo stato di emergenza si abbasserà da 60 giorni a 40

Rimangono ancora incerti i costi e le modalità di sottoscrizione delle assicurazioni, benché si possa fin da ora affermare che le polizze saranno stipulate su base volontaria e che saranno previste notevoli agevolazioni fiscali. È possibile, tuttavia, che nelle regioni più a rischio si prevede l’obbligatorietà assicurativa, con il cittadino che potrà scegliere le coperture più adatte alle sue necessità.

Ad ogni modo, i terremoti in Abruzzo e in Emilia saranno gli ultimi casi in cui lo Stato si farà carico dell’assistenza e della ricostruzione

Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile ha confermato che «dovremo pensare alle assicurazioni perché lo Stato non è più in grado di fare investimenti sulle calamità: gli aquilani sono stati gli ultimi a ricevere assistenza».

Adolfo Bertani, presidente Cineas, ha affermato che si tratta di una svolta epocale, in quanto mette di fronte il cittadino di fronte a due responsabilità: la tutela diretta dei propri beni e il rispetto del territorio circostante.

Anche Legambiente ha espresso la sua preoccupazione per la decisione del governo: l’Italia è da sempre soggetta a gravi rischi sismici, pertanto reputa necessario che i cittadini si preparino a proteggere in modo adeguato i propri beni, pagando un’assicurazione.

Questa scelta rinforza l’immagine di un governo che continua a chiedere sacrifici agli italiani, togliendo al contempo servizi importanti per il contribuente.

(Foto Agi)

Giovanni Gaeta