ROMA, 19 MAGGIO – Le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato ieri una modifica proposta dal Pd al disegno di legge anticorruzione, ovvero quello che punisce il reato di corruzione per atti contrari al dovere d’ufficio. Il subemendamento, passato con i voti favorevoli di Pd, Fli e Idv, prevede l’incremento delle pene minime, da 3 a 7 anni, e di quelle massime, da 4 a 8. Fallito, dunque, il tentativo di ostruzionismo operato dal Pdl, contrario alla modifica: attraverso i reiterati e prolungati interventi, i deputati pidiellini  hanno cercato di rallentare nuovamente i lavori. Udc e Lega, dal canto loro, si sono astenuti dalla votazione, benché infastiditi anche loro dai continui ritardi causati dall’atteggiamento del Pdl.

In precedenza era stato bocciato un subemendamento all’emendamento del governo, firmato dalla relatrice Angela Napoli (Fli), che proponeva l’equiparazione dei reati di corruzione e concussione.

Il ministro della Giustizia Paola Severino si è detta contraria alla modifica dell’aumento delle pene: «Si toglie razionalità al sistema. Se aumentano le pene minime e massime per questo reato, bisogna riallineare anche quelle per reati più gravi». Il ministro ha spiegato anche che « la linea del governo era quella di individuare una via retta, ma mediana», allontanando la possibilità che «si sia formata una nuova maggioranza, per esempio sul falso in bilancio»     

Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera e primo firmatario del subemendamento, invece, non ha nascosto la sua soddisfazione, sottolineando come «l’emendamento approvato oggi colpisce il vero reato di corruzione aumentando sensibilmente le pene». La Ferranti non ha risparmiato una frecciata al Pdl e ai suoi tentativi di ostruzionismo: «Se c’è stato ostruzionismo da parte del Pdl? Credo proprio di sì visto gli interventi fiume che ci sono stati».

Dello stesso avviso è il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il quale, durante un comizio a sostegno del candidato sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo, ha avvertito i pidiellini: «Si levino dalla testa che queste norme anticorruzione non passino dal voto del Parlamento. È inutile che facciano ostruzionismo in Commissione». Pier Ferdinando Casini, invece, non ha visto ostruzionismo da parte del Pdl, ma individua la necessità di fare chiarezza su alcuni punti. «Penso che bisognerà farlo con serenità senza ultimatum da parte di nessuno», ha detto il leader Udc.

Alle accuse di ostruzionismo ha risposto il deputato Pdl Manlio Contento: «Nessun ostruzionismo, stiamo difendendo le nostre ragioni. Ci sono elementi importanti da valutare per migliorare la lotta alla corruzione. Ci aspettiamo dal ministro un’apertura su alcune questioni da noi sollevate ai fini della graduazione della pena».

Benché uniti nella votazione, non sono mancate polemiche tra Idv e Pd: dopo l’ennesimo intervento, gli esponenti di Pd e Idv, pur di vedere concluso l’esame in Commissione del ddl, avevano annunciato il ritiro degli emendamenti presentati. Cosa che l’Idv ha effettivamente fatto, ma non il Pd. Per questo motivo Federico Palomba, dell’Idv, che per stoppare l’ostruzionismo del Pdl aveva ritirato i circa 30 emendamenti del suo gruppo, ha attaccato il Pd: «Non è possibile consentire votazioni di questo tipo solo per fare vetrina. Li devono ritirare come noi».

Giovanni Gaeta