L’AJA, 17 MAGGIO – Dopo più di tre lustri di latitanza il Boia dei Balcani affronta il suo destino. È cominciato ieri mattina, davanti al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, all’Aja, il processo a Ratko Mladic, ex Colonnello maggiore dell’esercito serbo-bosniaco, considerato il principale responsabile del massacro di Srebrenica, in cui nel luglio 1995 vennero uccisi oltre 8.000 musulmani. Tre anni prima aveva dato inizio all’assedio di Sarajevo (che si protrasse fino al ’96), sparando sul traffico che entrava e usciva dalla capitale bosniaca e tagliando le forniture di acqua e di elettricità.

L’ex gerarca militare, ora 70enne, arrestato dopo 16 anni di latitanza il 26 maggio 2011 a Lazarevo, villaggio a 80 km nord-est di Belgrado, si è presentato in aula sorridente e ha fatto il gesto del pollice in alto; quando, poi, la procura ha elencato i crimini di cui è accusato, Mladic ha preso appunti senza mostrare alcuna emozione, nonostante le gravissime accuse: due genocidi, cinque crimini contro l’umanità e quattro crimini di guerra, che includono anche il sequestro di 200 caschi blu e osservatori Onu, nel 1995. Rischia l’ergastolo.

Secondo l’atto di accusa, firmato dal procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, il belga Serge Brammertz, Mladic aveva organizzato un’«impresa criminale comune», finalizzata «a cacciare per sempre i bosniaco-musulmani e i croato-bosniaci. In alcune occasioni gli attacchi sferrati hanno raggiunto il livello di genocidio».

Nel suo intervento in apertura di processo, il rappresentante dell’accusa, Dermot Groome, ha dichiarato che Mladic «ha guidato la pulizia etnica in Bosnia Erzegovina» e perseguitato i musulmani e croati che vi abitavano «per il solo motivo che appartenevano ad un’etnia diversa da quella serba». Groome ha, poi, ha descritto tre “operazioni” dirette dall’ex generale: l’esecuzione di 150 musulmani a Vecici nel 1992, il massacro di Srebrenica e la strage del mercato di Markale nel centro di Sarajevo nel 1995. Groome è certo che «La procura presenterà le prove che dimostreranno oltre ogni ragionevole dubbio che dietro questi crimini c’era la mano di Ratko Mladic».

Branko Lukic, la difesa, ha affermato che Mladic “continua a pensare di non aver nulla a che fare con i crimini, è persuaso che sarà giudicato non colpevole. Lukic ha informato anche che il suo assistito non versa in buone condizioni di salute (la parte destra del corpo è semi paralizzata a seguito di due ictus) e che, quindi, non è sicuro che possa seguire cinque udienze a settimana, ottenendo che le udienze si celebrino solo al mattino.

Tra le persone presenti all’udienza c’erano molti parenti delle vittime del massacro di Srebrenica Una di queste, la 65enne Munira Subasic, che ha perso 22 familiari nella strage, ha detto di voler guardare Mladic negli occhi «e chiedergli se si pente per quello che ha fatto».

Giovanni Gaeta