BOLOGNA, 13 MAGGIO – Circa 8mila persone ieri hanno salutato per l’ultima volta Maurizio Cevenini. Prima si è tenuto l’ultimo saluto nella Camera Rossa di Palazzo D’Accursio, poi i funerali nella chiesa di San Francesco.

La commemorazione ufficiale a Palazzo D’Accursio ha visto protagonista la figlia di Cevenini, Federica. La ragazza, provata dal dolore per la perdita del padre, non ha fatto sconti al mondo politico cittadino. «Mio padre ha dedicato la vita alla politica e a Bologna» ha detto in lacrime, «l’ultima non lo ha mai deluso. Io saluto il mio sindaco».

Una polemica e un malessere diffuso, quella della figlia Federica, che riecheggia nelle mille voci cittadine che puntano il dito contro i vertici del Pd locale colpevole, a detta loro, di aver abbandonato il Cev. Pier Luigi Bersani, intervenuto alla cerimonia ha affermato che «La politica è inscindibilmente legata a delle gratificazioni e a delle delusioni. Sempre». Il leader del Partito Democratico ha avvertito, però, che «Se non vogliamo recare un dolore a Maurizio, non descriviamolo staccato dal suo partito. È una cosa che non avrebbe consentito per come l’ho conosciuto io».

Il Sindaco Virginio Merola, che ha aperto la celebrazione, ha cercato di sfogare il proprio dolore. «La pesantezza che in questi tempi grava sulle nostre vite si è fatta insostenibile quando è arrivata la notizia della morte di Maurizio», ha detto il primo cittadino, «Il sorriso di Maurizio la sua ironia, la sua simpatia, ci tornano in mente con insistenza». «Sapeva dare e ricevere simpatia, affetto e rispetto», ha proseguito Merola, «Il Cev amava questa città perché siamo una comunità speciale. Oggi qui diciamo tutti insieme che quello che volevi essere, sindaco di questa città, lo sei stato e lo sei».

Nel pomeriggio è stata celebrata anche la funzione religiosa. Nella chiesa di San Francesco monsignor Vecchi ha cercato di placare le polemiche, condannando comunque l’irrazionalità del suicidio. «E’ il permanere delle tracce di questo tipo di città disgregata (Babilonia, la città del caos) che ha deluso Maurizio», ha affermato Vecchi, «Da qualche tempo, Maurizio Cevenini camminava in una valle oscura. Il gesto insano non è imputabile a nessuno ma appartiene al mistero che si è consumato nelle profonde risonanze della sua coscienza e che solo Dio può conoscere e giudicare».

Proprio la gente, con cui Cevenini aveva instaurato un rapporto diretto e solare, lo ha salutato con affetto. Un simbolo della bolognesità, come Dalla e Bulgarelli. Allo stadio oggi verrà osservato un minuto di silenzio in onore del Cev, il sindaco dello stadio. Un saluto giusto ad politico del popolo.

Luca Bresciani