PARMA, 11 MAGGIO – Bernardo Provenzano ha tentato di togliersi la vita mercoledì notte cercando di soffocarsi con un sacchetto di plastica. A salvare il boss dei Corleonesi il tempestivo intervento di una guardia penitenziaria che lo controlla 24 ore su 24. Ma la notizia fa infuriare il suo legale che si chiede come sia finito in cella il sacchetto di plastica.

Una guardia carceraria controllando il monitor che registra tutti i movimenti di Provenzano si è accorto che mercoledì notte qualcosa non andava. Il boss mafioso 79enne aveva infilato la testa in un sacchetto di plastica, utilizzato per i medicinali, e stava tentando di uccidersi. L’agente è subito intervenuto ed ha scongiurato il peggio.

Secondo il Dap (Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria del ministero di Giustizia), però, si tratterebbe di una messinscena. Nell’ultimo periodo, infatti, Provenzano avrebbe tentato di farsi credere pazzo attraverso comportamenti improbabili. Di pochi giorni fa una super perizia psichiatrica che ha smontato l’ipotesi di malattia mentale, definendo Provenzano in grado di intendere e di volere.

Arrestato nel 2006, Provenzano fu incarcerato nel penitenziario di Novara. Dopo varie segnalazioni sul suo precario stato di salute, dovuto al morbo di Parkinson e ad un tumore alla prostata, i legali hanno chiesto e ottenuto il trasferimento nel carcere di Parma, sempre in regime di 41bis. Anche l’intervista del figlio alla trasmissione Sevizio Pubblico ha avuto peso nella vicenda. La struttura emiliana sarebbe più consona alle necessità mediche del boss, disponendo di un centro clinico e di un reparto ospedaliero dedicato ai detenuti.

La vicenda ha fatto infuriare il legale del boss, Rosalba Di Gregorio. «Come c’è finito nel 41bis un sacchetto di plastica?», chiede il legale ai microfoni di Skytg24. L’avvocato utilizza la perizia recente per chiedere di aprire un’inchiesta che faccia luce sull’ipotesi del tentato suicidio. «Appena pochi giorni fa gli psichiatri della perizia», puntualizza De Gregorio, «hanno ritenuto che Provenzano fosse compatibile con la detenzione e i risultati si vedono».

Diversa l’interpretazione della vicenda del Procuratore di Palermo, Francesco Messineo. «E’ difficile dire se Bernardo Provenzano abbia davvero tentato il suicidio o se abbia soltanto simulato», puntualizza il Procuratore siciliano, «In ogni caso, anche una simulazione sarebbe un gesto alquanto anomalo, insolito per un boss del suo calibro. Un segno di profonda debolezza, quasi di resa direi».

Luca Bresciani