BARI, 10 MAGGIO – Il tumore del calcioscommesse non ha fatto marcire solo i verdi campi da gioco, ma ha raggiunto, come metastasi, anche gli spalti dello stadio. Non ha contagiato solo società e calciatori, ma anche i tifosi. Nella notte i carabinieri del comando provinciale di Bari hanno arrestato tre capi ultras della squadra pugliese, già al centro dello scandalo delle partite truccate dopo la confessione del calciatore Andrea Masiello.

Sono finiti in manette Alberto SavareseRaffaele Lo Iacono e Roberto Sblendorio: il primo è agli arresti domiciliari, mentre gli altri sono stati portati in carcere. Il reato che viene contestato è di concorso in violenza privata aggravata. I tre avrebbero chiesto, con minacce, ad alcuni calciatori del Bari nel campionato di serie A 2010-2011 di perdere alcune partite in modo da assicurarsi forti vincite con le scommesse fatte.

Le gare nel mirino degli investigatori sono Bari-Sampdoria (23 aprile 2011, 0-1), che segnò la retrocessione matematica dei biancorossi, Cesena-Bari (17 aprile 2011, 1-0) e Bari-Chievo (1-2, del 20 marzo 2011). Sono state le dichiarazioni dei due ex baresi Marco Rossi (ora al Cesena) Jean Francois Gillet (l’ex capitano, adesso portiere del Bologna); quest’ultimo avrebbe riconosciuto i tre ultras in foto. I “tifosi”, dopo la risposta negativa del portiere a perdere le partite, lo avrebbero “velatamente” minacciato: «Da ora fino alla fine non si sa mai che cosa può succedere, tu vivi a Bari, non si sa mai».

Dalle intercettazioni telefoniche, inoltre, emerge che nel mirino dei tre c’erano anche i giornalisti di La Repubblica Giuliano Foschini e Marco Censurati, a causa dei loro articoli in cui condannavano le minacce degli ultras ai danni dei calciatori biancorossi.

«Atti criminali molto gravi» ha commentato il procuratore Antonio Laudati, il quale aggiunge che si sta ancora grattando la superficie: «È venuta fuori soltanto una piccola parte: non volevamo intervenire a campionato in corso, siamo stati costretti perché Cremona ha arrestato Angelo Iacovelli e quindi una serie di elementi erano venuti fuori. Ora faremo un incontro di coordinamento con Cremona e andremo verso la chiusura dell’inchiesta». L’inchiesta proseguirà su due fronti: il primo riguarderà la tifoseria organizzata e i rapporti con il mondo della criminalità organizzata, mentre il secondo esaminerà il ruolo delle società.

Ignobili, soprattutto dal punto di vista sportivo, le motivazioni che avrebbero spinto i tre arrestati a sabotare la propria squadra: «Lo facevamo per svantaggiare il Lecce: quelle squadre erano dirette concorrenti dei salentini per la retrocessione». Gli inquirenti, però, non credono al sabotaggio dei rivali leccesi e rimangono convinti che l’obbiettivo dei tre ultras fosse la vincita delle scommesse. Dal momento che si trattava di partite con quote basse, gli investigatori non escludono il coinvolgimento della criminalità organizzata.

Giovanni Gaeta