ROMA, 10 MAGGIO – Salario base minimo e assegno di disoccupazione per i co.co.pro, queste le novità apportate al ddl lavoro. Un emendamento aggiunto dai due relatori in Commissione al Senato Tiziano Treu, Pd, e Maurizio Castro, Pdl, nel quale si cerca di garantire una giusta retribuzione e un paracadute in caso di problemi. Specificati anche i limiti per le partite iva e licenziamenti disciplinari.

Riguardo al salario minimo, il testo dell’emendamento indica che deve «essere adeguato alla quantità e qualità del lavoro eseguito e non può comunque essere inferiore, in proporzioni di durata del contratto, all’importo annuale determinato periodicamente con decreto del ministero del Lavoro». Lo stipendio base di un co.co.pro. dovrà essere la media tra le paghe minime dei lavoratori autonomi ed i salari dei dipendenti indicati nei contratti nazionali collettivi.

Più facile la definizione dell’indennità di disoccupazione. Se un lavoratore con contratto a termine lavorerà da un minimo di 6 mesi ad un anno si vedrà corrispondere l’anno successivo, previa verifica, un importo una tantum che si aggirerà attorno ai 6mila euro. I due relatori hanno sottolineato che questo sistema è in fase sperimentale e durerà tre anni, dopodiché, se i conti lo permetteranno, sarà istituita una mini-Aspi.

Anche per le partite iva, che di fatto nascondo rapporti di lavoro dipendente, sono stati ridefiniti i tetti massimi. Per essere considerata “vera”, un partita iva dovrà raggiungere almeno 18mila euro annui di reddito. Saranno ritenute, poi, collaborazioni coordinate e continuative quelle prestazioni di lavoro autonomo per le quali la collaborazione è superiore agli otto mesi o che comunque rappresentino l’80% dell’introito totale annuo. Prima dell’emendamento i dati erano più bassi: 75% del totale annuo e sei mesi di lavoro continuativo.

Un ritorno è rappresentato dai Voucher. La nuova proposta infatti ripristina la possibilità per imprese commerciali e studi professionali di utilizzare lavoro tramite voucher che non potranno superare i 2mila euro. Per evitare usi impropri sono stati indicati degli elementi imprescindibili: data, importo, orario e durata.

Novità anche per l’articolo 18. Un meccanismo antifrode è stato approntato nei casi di licenziamento disciplinare. Il congedo avrà effetto dal giorno della comunicazione, salvo nei casi di maternità e infortunio sul lavoro. In questo modo saranno garantiti i meccanismi di conciliazione che la norma prevede senza il rischio che il lavoratore “birichino” si metta in malattia e blocchi tutto.

Adesso la parola passerà al Senato che da martedì prossimo inizierà a votare i 27 emendamenti presentati oggi. È fissato per domani alle 18 il limite massimo per presentare dei subemendamenti in modo da poter presentare il ddl entro giovedì 17.

Luca Bresciani