GENOVA, 07 MAGGIO – Roberto Adinolfi, 59 anni, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, è rimasto vittima di un attentato. Due malviventi in sella ad uno scooter hanno esploso contro il manager tre colpi di pistola davanti alla sua casa di Genova in via Montello. Non si esclude la matrice terroristica.

Si è svolto tutto in stile agguato. Due aggressori con il volto coperto dal casco hanno atteso il dirigente sotto casa. Uno dei due ha seguito Adinolfi a piedi per pochi metri e, mentre si dirigeva verso la sua auto parcheggiata nelle vicinanze, ha fatto fuoco per tre volte verso le gambe del manager. Successivamente, l’aggressore armato si è diretto verso il complice, che lo aspettava a bordo di uno scooter, e sono fuggiti.

Roberto Adinolfi si è accasciato a terra ed ha iniziato a gridare. Un passante ha immediatamente dato l’allarme ed ha chiamato i soccorsi. Dopo qualche istante è sceso in strada anche un portiere di via Montello il quale ha riferito che in un primo momento non ha dato peso ai rumori credendo che fossero dei ragazzi. Solo in un secondo momento, quando Adinolfi ha iniziato a urlare, il portiere si è reso conto della gravità ed è andato a controllare. Giunto in strada ha visto l’uomo a terra con la gamba insanguinata ed ha prestato i primi soccorsi.

Lo stesso Adinolfi ha confermato alle forze dell’ordine che i due malviventi lo stavano attendendo sotto casa e non hanno tentato di ucciderlo, ma solo di ferirlo. Il Procuratore capo Michele Di Lecce ha tenuto nel primo pomeriggio un conferenza stampa dove ha spiegato che non si esclude la pista terroristica. Da indiscrezioni delle fonti di sicurezza, sia la città, Genova, sia l’arma usata per l’agguato, una Tokarev, pistola in dotazione agli eserciti dell’est Europa, sia le modalità del delitto, tutto fa pensare ad un attacco in stile Brigate Rosse.

Il Procuratore, Di Lecce, ha però ammesso di tenere «aperte anche altre ipotesi. Al momento non abbiamo l’individuazione di una possibile matrice, e non abbiamo alcuna rivendicazione». Nonostante queste parole, la preoccupazione di un ritorno agli Anni di Piombo è tangibile tra i genovesi e non solo. Fu dalle strade di Genova che partirono i primi attentati, proprio diretti contro il gruppo Ansaldo, negli anni ’70. Anche gli inquirenti temono fortemente che gruppi terroristici rimasti nell’ombra tentino di emulare l’agguato genovese. Le stesse fonti di sicurezza escludono, allo stesso tempo, che dietro all’agguato ad Adinolfi ci sia la stessa organizzazione che muoveva le fila terroristiche negli anni ’70.

Le condizioni di Adinolfi sono buone. Dopo essere stato portato all’ospedale San Martino di Genova, è stato operato dall’equipe medica guidata dal professor Federico Santolini che ha scongiurato ogni pericolo.

Luca Bresciani