ROMA, 01 MAGGIO – La festa dei lavoratori in tempo di crisi si tinge di nero. L’ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha diffuso il Rapporto 2012 nel quale si evidenzia lo stato dell’occupazione italiana e le inquietudini non mancano.

Nel quarto trimestre 2011, la disoccupazione in Italia ha raggiunto il record dal 2001, arrivando alla angosciante cifra del 9,7%; ciò significa che in Italia 2,1milioni di persone sono senza lavoro. Nel dato non sono considerati i 250mila lavoratori in cassa integrazione che rischiano di non tornare alla vecchia occupazione.

La categoria più colpita dalla crisi è quella dei giovani. Dal 2008 il tasso di disoccupazione giovanile, secondo Ilo, è cresciuto più del doppio, raggiungendo il 32,6% del totale. Il vero dato che deve allarmare, prosegue il rapporto, è dato dai NEET, giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione, che ha raggiunto il milione e mezzo di unità.

Per i fortunati che lavorano i dati denunciano anomalie che bloccano la crescita anziché favorirla. Dal 2008 l’occupazione a tempo determinato è cresciuta fino a raggiungere il 13,4% dei lavoratori e l’occupazione a tempo parziale è salita al 15,2%. La particolarità, conferma Ilo, riguarda il fatto che l’orario ridotto o la flessibilità non sono frutto di scelte del lavoratore, ma sono l’unica occupazione possibile.

La crisi è come un cane che si morde la coda. Dal rapporto emergono tutte le contraddizioni che ritroviamo nel nostro paese. L’austerità rischia «di alimentare ulteriormente il ciclo di recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale», conferma l’Ilo. La pericolosa spirale porta ad una diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori i cui stipendi non riescono ad elevarsi con la stessa velocità dell’inflazione.

La risposta della popolazione è drammatica. In Italia nell’ultimo anno si sono registrati 365 suicidi, uno al giorno, causati da problemi economici. Non solo imprenditori strozzati dalla crisi, ma anche lavoratori dipendenti si sono tolti la vita dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento. Ultimo caso, un portinaio di Napoli ieri si è ucciso dopo aver saputo di non avere più né un lavoro né una casa, vivendo in un appartamento dell’edificio dove lavorava.

Luca Bresciani