NEW DELHI, 24 APRILE – «Perdoniamo i nostri fratelli italiani». Sono le parole dei familiari di Jelastine Valentine e Ajesh Binki, i pescatori che il 15 febbraio furono uccisi dai marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i quali li avevano scambiati per pirati. La frase, attribuita ad uno dei parenti dei due pescatori, secondo il quotidiano locale Daily Bhaskar, scorre in un banner sulle immagini della televisione indiana Times Now.

Il perdono arriva dopo il risarcimento: il governo italiano e i familiari dei due pescatori uccisi hanno firmato oggi un accordo extragiudiziale davanti all’Alta Corte del Kerala che prevede un indennizzo ex gratia da parte dell’Italia di 10 milioni di rupie (quasi 150mila euro) alla moglie di Jelastine e alle sorelle di Bink. L’intesa è stata firmata davanti alla Camera di conciliazione (Lok Adalath) del tribunale che ha sede a Kochi alla presenza del console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo e dei familiari di Valentine e Binki. Le famiglie delle due vittime, dal canto loro, si ritireranno da tutti i procedimenti in cui compaiono come parte lesa.

L’accordo vuole solamente testimoniare la solidarietà dell’Italia nei confronti dei familiari delle vittime e non intende avere alcun peso sui procedimenti penali in corso. Un portavoce del ministero degli Esteri di New Delhi, secondo quanto riferisce l’agenzia Pti, ha chiarito che il procedimento giudiziario contro i due marò italiani «continuerà» e che l’indennizzo alle famiglie «non equivale ad un accordo tra lo Stato indiano e qualunque altro Stato».

Questo comunicato è volto a smentire qualsiasi illazione su trattative “segrete” condotte tra India e Italia, come quelle avanzata dal sito Globalist.It (diretto da Gianni Cipriani), per il quale il governo italiano e quello indiano avrebbero trovato un accordo affinché a breve i due marò possano ottenere gli arresti domiciliari presso una dipendenza italiana.

La vera buona notizia per i due fucilieri, invece, arriva dalla Corte Suprema di New Delhi, che ha ammesso il ricorso italiano per incostituzionalità dell’arresto dei due militari. Il massimo organo giudiziario indiano ha ritenuto valide le obiezioni degli avvocati italiani sull’illegalità della detenzione di Latorre e Girone, in quanto l’incidente è avvenuto in acque internazionali e i due militari erano in servizio antipirateria.

La Corte ha invitato, poi, il governo indiano e lo stato del Kerala di comparire nella prossima udienza dell’8 maggio per esporre le loro tesi.

Giovanni Gaeta