BARI, 19 APRILE – L’accusa è di induzione al mendacio. Secondo la Procura di Bari, Silvio Berlusconi avrebbe pagato Gianpaolo Tarantini per mentire sul giro di escort nelle feste dell’ex premier. Il Cavaliere che nell’inchiesta napoletana, poi trasferita a Bari, era inizialmente parte offesa, adesso cambia status e si trova a dover rispondere del reato.

Il procuratore aggiunto di Bari, Pasquale Drago, non sembra credere alla storiella dell’utilizzatore finale e grazie alle intercettazioni ha potuto notificare che «alla luce delle evidenziate risultanze investigative non vi è dubbio che le dichiarazioni rese dal Tarantini davanti all’Autorità giudiziaria di Bari in data 29 e 31 luglio 2009 risultano certamente reticenti relativamente al coinvolgimento del Premier e, a tratti, addirittura mendaci, determinando in tal modo la consumazione del reato posto in essere da Silvio Berlusconi».

Berlusconi non ha agito da solo. Lavitola, infatti, è accusato dello stesso reato in quanto avrebbe fatto da «anello di congiunzione tra le parti». L’ex direttore de L’Avanti era incaricato di mantenere i rapporti “commerciali” con Tarantini. È stato intercettando lui che i Pm pugliesi sono riusciti a risalire a Silvio Berlusconi il quale avrebbe promesso a Tarantini 500mila euro, di cui solo 100 sono effettivamente arrivati, e la copertura legale nel processo sul giro di escort a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.

Un silenzio costoso, ma bazzecole se paragonati a quanto Lavitola sembra aver chiesto per il suo. Secondo fonti di Repubblica, la sorella dell’ex direttore, durante la latitanza, avrebbe fatto sapere che l’eventuale recita avrebbe avuto un biglietto carissimo: 5milioni di euro. Forse Lavitola conosce maggiori informazioni o forse ha provato a cavalcare l’onda, ma subito si è accorto che per quanto longeva possa esser, ne esiste sempre una successiva maggiormente distruttiva.

Luca Bresciani