ROMA, 17 APRILE – All’unisono i tre maggiori schieramenti della politica nostrana dicono no al taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti. Una proposta di legge scritta a sei mani da Alfano, Bersani e Casini parla di «errore drammatico». Meglio controllare i conti che punire coloro che si sono comportati in modo scrupoloso in questi anni.

Il pericolo maggiore per i tre leader sarebbe quello di consegnare tutta la politica « nelle mani di lobbies, centri di potere e di interesse particolare». Ci sono misure di controllo che vanno migliorate e, prosegue la nota, «Il finanziamento pubblico dei partiti presuppone regole certe che garantiscano la trasparenza e il controllo sui bilanci. Questa è la strada e bisogna intervenire rapidamente».

Seguendo il monito di Napolitano, Pdl, Pd e Udc vogliono «trasformare il finanziamento pubblico nella leva per riformare i partiti. È necessario sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti e meccanismi corretti e misurati di finanziamento della loro attività. La strada maestra è quella della discussione e dell’approvazione di una legge organica che trasformi i partiti in associazioni riconosciute, dotate di personalità giuridica, con precisi requisiti statutari».

È l’articolo 49 della Costituzione Italiana che richiede questo status ai partiti: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Entro maggio verranno discusse eventuali riforme riguardanti la legge attuativa dell’articolo.

Le novità maggiori riguarderanno i controlli finanziari. La proposta infatti imporrebbe «per legge la verifica e la certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società di revisione esterne e indipendenti. I controlli esterni dei bilanci, superando il sistema di verifiche meramente formali effettuate dai revisori nominati da Camera e Senato, sono attribuiti alla Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti politici». La Commissione per la trasparenza sarà composta da Presidente della Corte dei conti, Presidente del Consiglio di Stato e dal Primo Presidente della Corte di Cassazione.

La lotta alle irregolarità imporrà per coloro che hanno commesso atti illeciti una specie di multa in denaro tre volte maggiore rispetto all’errore. Non solo, il limite di pubblicità di spesa del partito passerà da 50mila euro a 5mila e i rendiconto dei partiti devono essere pubblicati on line per poter dar modo ai cittadini di verificare direttamente come e perché vengono spesi i soldi pubblici.

Il commento più esplicativo e furioso lo lancia Di Pietro che parla di «Presa in giro». «In un momento così drammatico per il nostro Paese, dove il governo ha colpito le fasce sociali più deboli», sottolinea il leader Idv, «la politica deve dare il buon esempio cominciando a tagliare gli sprechi e le vagonate di soldi pubblici incassati». Di Pietro promette battaglia contro il «provvedimento all’acqua di rose proposto da Alfano, Bersani e Casini» e avverte «Se si continua così i cittadini arriveranno con i forconi davanti a Montecitorio».

Luca Bresciani