PESCARA, 16 APRILE – Omicidio colposo. È l’ipotesi di reato che rischia il vigile urbano che sabato scorso ha parcheggiato l’auto di servizio davanti all’ingresso dello Stadio Adriatico di Pescara. La macchina bloccato per alcuni minuti l’ambulanza che ha poi soccorso Piermario Morosini, il 25enne centrocampista del Livorno, colto in campo da un infarto durante la partita contro il Pescara e deceduto in seguito all’ospedale.

Il Comune di Pescara ha già avviato un procedimento disciplinare nei confronti del vigile, benché, aspettando l’autopsia di oggi, per ora non ci siano ancora indagati e il fascicolo è stato aperto contro ignoti.

Il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Todeschini, ha dichiarato che sul corpo di Morosini sarà eseguita un’autopsia ad «ampio raggio». La Todeschini ha precisato che «per ora sul fascicolo c’è scritto “ignoti”, per cautelarci il più possibile e l’ipotesi generica è quella di omicidio colposo. Tutto questo qualora dall’autopsia emergano ipotesi di rilevanza penale»

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Durante la conferenza stampa di oggi, il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, ha informato che il vigile si è autosospeso, aggiungendo che il 7 maggio si riunirà appositamente la Commissione disciplinare del Comune: nell’ambito del procedimento disciplinare sono previsti un processo interno, nonché una sanzione disciplinare in base all’articolo 18 del regolamento di Polizia Municipale. Per il vigile si profila, quindi, una sospensione dal lavoro da un minimo di 11 giorni a un massimo di 6 mesi. Il sindaco Mascia, inoltre, ha riconosciuto che il vigile ha commesso «un atto di superficialità imperdonabile, grave e incensurabile» e che «è giusto che chi sbagli paghi», ma ha anche tenuto a precisare come sia ingiusto «imboccare scorciatoie per trovare un capro espiatorio e mettere in stretto contatto con la morte dello sfortunato giocatore le responsabilità del vigile urbano, una persona degnissima, padre di due bambini, che comunque sta vivendo un dramma»

Anche il comandante della municipale di Pescara, Carlo Maggitti, chiede che l’opinione pubblica ed i media non si accaniscano sul vigile: «Con questa gogna mediatica si rischia di far male a due persone: una che purtroppo non c’è più e un’altra, quasi in stato di choc, a cui stiamo dando addosso». Il vigile, continua il comandante, «stava lavorando presso la sala operativa del Gos e non appena si è reso conto di quanto stava accadendo ha cercato di raggiungere l’auto».

Inoltre, Maggitti rivela che nell’area vietata non c’era solo il mezzo dei vigili, ma anche «altre due auto appartenenti alle forze di polizia, tolte prima che arrivasse l’ambulanza».

Giovanni Gaeta